L’uomo del petardo
Lug 18, 2022

Dario Pighin è nato a Majano, vicino a San Daniele del Friuli, nel 1951. Dopo essere cresciuto nell’Udinese, viene ceduto al Palermo, dove ha raggiunto la finale di Coppa Italia, persa ai rigori col Bologna. Nella stagione 1976-‘77 si trasferisce alla Lazio.

 Il 7 gennaio 1979 resta stordito da un petardo sparato all’ingresso delle squadre in campo al San Paolo di Napoli con il compagno Manfredonia. I due giocatori non possono scendere in campo e sono trasportati prima in infermeria e poi all’ospedale per accertamenti. La gara terminata 1-1 è vinta dalla Lazio a tavolino per decisione del giudice sportivo.

La rosa laziale 1981-’82, Pighin è in piedi penultimo a destra

Nel 1982 passa al Taranto in serie C1. Dopo una stagione si trasferisce alla Spal dove termina la sua carriera. In seguito ha portato avanti un allevamento di trote e una produzione di vini a San Daniele del Friuli.

Pighin esce in barella

Ma torniamo a quella che fu una partita fantasma, tutto per colpa di chi ha segnato il corso della gara prima che la stessa effettivamente cominciasse. Sono infatti le 14,25 del 7 gennaio 1979 quando al San Paolo, la Lazio e il Napoli si preparano ad entrare in campo. I giocatori sono sullo scalone che dagli spogliatoi conduce al terreno di gioco quando, da un settore dello stadio, viene lanciato un grosso petardo che passa tra le maglie della rete di protezione. La deflagrazione è potentissima, soprattutto per i giocatori che si trovano casualmente vicino alle scale. I biancocelesti, in quell’occasione in una inconsueta maglia rossa data da esigenze televisive, in particolare Dario Pighin e Lionello Manfredonia cadono a terra storditi. Il panico prende forma velocemente e i compagni di squadra chiamano i medici sociali per prestare le prime cure.

Bruno Giordano sorregge Lionello Manfredonia

Squadre di nuovo negli spogliatoi. Si vocifera che i due difensori che andranno a sostituire i due “infortunati” sono addirittura in tribuna, non convocati nemmeno per la panchina. Il medico biancazzurro Renato Ziaco, aiutato dal medico sociale del Napoli dottor Acampora e dal personale sanitario dello stadio, cercano di rianimare i due giocatori. I laziali riportano un trauma ipoacustico percettivo destro (la prognosi parla di sordità improvvisa da trauma acustico destro).

Bruscolotti e Vitali provanoa parlare col pubblico

È necessario il trasporto all’ ospedale dei Pellegrini per i controlli del caso che, fortunatamente, risulteranno tutti negativi. Intanto negli spogliatoi l’arbitro comunica che avrebbe fatto giocare la gara con trenta minuti di ritardo per dar modo alla Lazio di poter richiamare due giocatori non in lista che si erano accomodati in tribuna: Ghedin e Ammoniaci. Entrambi verranno invitati dall’altoparlante a presentarsi con urgenza. Lovati decide di mandare in campo il giovanissimo Tassotti al posto di Pighin e lo stesso Ammoniaci al posto di Manfredonia, mentre Ghedin si accomoda in panchina. La gara è chiaro che sembra già segnata, si gioca in un clima surreale una partita fantasma: rassegnati i napoletani, preoccupati i biancazzurri per la sorte dei compagni feriti.

I giornali dell’epoca

La gara noiosa è ravvivata solo dalla rete di Nicoli abile, al 13′, e quattro minuti dopo dal pareggio di Savoldi che sfrutta una mischia in area e realizza alle spalle di Cacciatori. Il giudice sportivo, tre giorni dopo, delibererà la vittoria della Lazio per 0-2 per responsabilità oggettiva del Napoli sul servizio d’ordine allo stadio e perché il petardo è stato lanciato da un settore affollato da soli tifosi partenopei. Il San Paolo, inoltre, viene squalificato per due giornate.

Fonte:Noi Biancocelesti”

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