Roby Bum Bum
Mag 3, 2022

Il fil rouge è sempre uno solo: la maglia biancorossa. Ieri come oggi simbolo capace di creare qualcosa di magico. Quei ragazzi che alzavano la Coppa Italia al cielo la notte del 29 maggio 1997 venticinque anni dopo sono ancora amici.

Racconta Roberto Murgita uno dei quattro pilastri di quella sorprendente squadra, lo fa al “Giornale di Vicenza”: «Abbiamo una chat nostra, ci sentiamo sempre, ci sono pure gli uruguagi Otero e Mendez, tra noi c’è affetto. Il ritorno di Di Carlo ci aveva reso felici e siamo stati al suo fianco».

Maurizio Rossi e Roberto Murgita in Vicenza-Padova del 24 settembre 1995

Roby Bum Bum oggi è collaboratore tecnico al Genoa, ma dal ’94 al ’97 è stato uno dei cardini del Vicenza di Guidolin. Arrivato a promozione già ottenuta in serie B, si fece così apprezzare che alla fine il trio magico formato da Lopez, Di Carlo e Viviani lo accettò al suo interno.

«Me la fecero sudare -ricorda Murgita- soprattutto il capitano Gianni, ma posso dire? Tutti gli altri non erano da meno, certo il gruppo sapeva che per ogni problema poteva contare su di noi». Una storia di amicizia vera quella nata tra quei ragazzi.  «Stavamo sempre assieme, anche con le famiglie, ma pure con gli scapoli, per noi trovarsi a cena era normale, era come tornare a casa. Si creò così quell’alchimia che ci fece raggiungere obiettivi impensabili, ha ragione il maestro Guidolin quando parla di capolavoro».

Murgita nel Genoa

Sorride l’ex bomber raccontando oggi il suo impatto con i tre senatori. «Non segnavo da dieci partite, ad una cena mi presero da solo e mi dissero: “Scolta un attimo, datti ‘na sveglia o torni da dove sei venuto, noi giochiamo bene ma se tu non la butti dentro non si va da nessuna parte”. Parole dette senza cattiveria, con affetto, avevano capito che davo tutto, ma che dovevo tirare fuori un altro tipo di energia. Avevano ragione e infatti trovai la via del gol».

Roberto Murgita conosce Mimmo Di Carlo forse meglio di tutti perchè è stato pure suo allenatore in seconda negli anni d’oro a Mantova, poi l’ha seguito a Parma e al Chievo. «Ho iniziato con lui ed ho ritrovato l’uomo leale che già conoscevo. La sua forza sta nel fatto che non dimentica mai che è partito dal basso. Aveva grande umanità da giocatore e ce l’ha da tecnico e poi nelle difficoltà trova ancora più stimoli».

Di Carlo ha sempre ammesso che al giocatore tecnico predilige quello motivato. «Ha ragione: in serie C e B è così, in A è diverso, ma lui lo sa bene. Gli uomini, nel calcio come nella vita, fanno la differenza e il nostro Vicenza partiva da questo dato, certo all’epoca alla guida del gruppo ci furono pure due grandi come Ulivieri prima e Guidolin poi». È ancora profondo il legame che unisce Roberto Murgita ai colori biancorossi e ai tifosi manda a dire: «Le difficoltà ci saranno ma l’importante sarà restare positivi. Se noi all’epoca abbiamo dato tutto è perchè sentivamo che la gente sugli spalti combatteva al nostro fianco».

Forse non aveva la caratteristica di essere implacabile in area di rigore. Probabile lo pensasse anche il professor Scoglio al Genoa se, in alcune partite, lo provò addirittura nel ruolo di stopper per sfruttare il suo stacco di testa. Tuttavia, Murgita ha contribuito con una buona mole di gol e di assist per i compagni di reparto ai successi proprio del Vicenza di Guidolin. Sono 35 le volte in cui il “Romeo Menti” esulta insieme a lui, in particolar modo quando abbatte la resistenza del Bologna nella semifinale di Coppa Italia del 1996-‘97, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria dei berici.

Murgita (a destra) con De Angelis con la maglia della Massese nel 1990

Con l’andar degli anni si trasferisce per quattro volte in tre anni andando prima a Piacenza, poi a Napoli ed infine a Ravenna e Treviso. Non ci sono più le percentuali realizzative dei tempi della Massese, ma Murgita si rivela efficace nell’ultimo passaggio. Chiude la carriera a livello professionistico con due esperienze in Serie C2, all’Alessandria, in cui ha totalizzato 21 presenze e quattro reti, e al Savona, dove ritrova l’ex compagno di squadra nel Genoa Marco Nappi.

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