A volte aveva solo bisogno di una parola o di uno sguardo per intimidire il suo rivale
Apr 6, 2022

Difensore, è stato un protagonista tra gli anni ’20 e ’30 del Ventesimo secolo, distinguendosi nella Roma. Il suo più grande traguardo raggiunto è stato la Coppa del Mondo nel 1934, dove mise in mostra la sua migliore prestazione, dopo che era stato giudicato in precedenza un calciatore finito a causa delle sue cattive condizioni fisiche.

Il 26 marzo 1904 nasce a Roma Attilio Ferraris, centrocampista e difensore. Il padre, Secondo Ferraris, gli instilla l’amore per il football e inizia presto a calciare un pallone. La sua famiglia era di origini piemontesi, quindi quando già cominciava a dare segni delle sue qualità di calciatore nelle squadre della sua città, i vertici juventini lo cercavano per inserirlo nelle loro fila.

Attilio Ferraris fa parte di quella generazione di calciatori che annovera, tra gli altri, nomi come Giuseppe Meazza, Angelo Schiavio, Gianpiero Combi che divennero i primi idoli del calcio italiano

Quello che però il giovane Ferraris desiderava di più era giocare a Roma, per questo chiese al padre di rifiutare l’offerta, e lui esaudì il desiderio del figlio. Ferraris faceva parte di una grande famiglia di otto fratelli: quattro maschi e quattro donne. Dei quattro figli, lui era il più giovane. Tutti praticavano il calcio, così sui campi dove giocava iniziarono a chiamarlo Ferraris IV.

La Fortitudo 1922-’23 con Ferraris IV, indicato dalla freccia

Il suo esordio a livello professionistico, a soli 17 anni, avvenne con uno dei principali club di Roma: la Fortitudo nel 1921 nel torneo organizzato dalla Confederazione Calcio Italiana, denominato Prima Divisione e che fu sviluppato in parallelo al torneo della Federcalcio italiana noto come Prima Categoria.

Le tre squadre che si unirono per creare la Roma

Ma com’era il suo modo di giocare? Era un centrocampista che agiva in fase difensiva, dando il meglio di sé soprattutto nella ripresa; era conosciuto per il suo gioco rude, a volte eccessivo. Ma anche la sua personalità e la sua leadership significavano che a volte aveva solo bisogno di una parola o di uno sguardo per intimidire il suo rivale

Nella stagione 1921-‘22 Attilio Ferraris iniziò a farsi conoscere e il suo sarà un nome che sarà considerato dai tifosi oltre che da allenatori, colleghi ed esperti. Ferraris si è distinto nel torneo di Prima Divisione, dove la sua squadra ha gareggiato nella cosiddetta Lega Meridionale. Divenne campione della fase zonale battendo per 2-0 la Puteolana 1902. Approdò alla finale di Prima Divisione contro i campioni del nord della Pro Vercelli, perdendo 3-0 all’andata a Roma e 5-2 in trasferta.

Fu l’unica volta in cui Ferraris e il suo club  si avvicinarono  al titolo nazionale, perchè negli anni a venire non raggiunsero più il primo posto nella fase a zona, finendo terzi nel proprio girone consecutivamente tra il 1923 e il 1925 e perdendo la semifinale nel 1926.

Ferraris, Barzan e Volk prima di Roma-Torino del 1929

Nella stagione 1926-‘27 si verificò un evento importante per Ferraris. Prima dell’inizio del campionato la sua squadra si fuse con la Pro Roma, altra squadra della capitale, formando la Società Fascista Fortitudo Pro Roma. Ma non ottenne successi importanti.

Nella nazionale italiana

La stagione 1927-‘28 portò invece cambiamenti nella vita sportiva di Ferraris, uno di questi eventi ebbe un impatto non solo sulla sua carriera ma anche su tutto il calcio italiano. Fortitudo Pro Roma, Alba Audace e Foot Ball Club di Roma si unirono e diedero vita all’ AS Roma, con Attilio Ferraris che ne divenne il primo capitano.

Le nazionali di Italia e Svizzera giocarono per la Coppa Internazionale a cui parteciparono anche Austria, Cecoslovacchia e Ungheria. Questa partita si giocò il 1 gennaio 1928 e fu l’esordio di Ferraris con gli Azzurri, grazie all’allenatore Augusto Rangone.

Luigi Barbesino allenatore della Roma: scomparve durante la Seconda Guerra Mondiale il 20 aprile 1941, durante una missione di ricognizione nell’ambito dell’Aeronautica Militare Italiana. Il suo corpo non venne mai ritrovato

Nel maggio 1928 fu convocato alle Olimpiadi di Amsterdam, unendosi alla squadra, ma non scese in campo ed era sugli spalti a guardare i suoi compagni di squadra raggiungere la medaglia di bronzo contro l’Egitto vincendo 11-3.

Svizzera-Italia 1-1 del 29 marzo 1931, la freccia indica Ferraris (foto Archivio Robert G. A. Espir)

Con il passare degli anni Ferraris ha continuato a giocare a grandi livelli nella Roma. Era una persona poco dedita all’allenamento e alla professionalità. La situazione era arrivata a tal punto che più volte Renato Sacerdoti, presidente del club (e uno degli uomini che hanno guidato la trattativa per il la fusione che aveva permesso la nascita della squadra), ha dovuto mediare tra lui davanti e gli allenatori che non potevano sopportare certi comportamenti. Oltre a ciò, era nota la sua passione per le feste, le auto sportive e le sigarette.

Mario Pizziolo

Questa situazione raggiunse il suo limite nel 1934, quando la Roma ottenne il quinto posto nella Mitropa Cup, la più importante competizione continentale dell’epoca.

L’allenatore, il piemontese Luigi Barbesino, gli disse che non lo avrebbe più preso in considerazione a causa delle sue precarie condizioni fisiche, della sua mancanza di impegno e professionalità, che lo avrebbero condannato a quello che sarebbe stato un imminente ritiro dall’attività.

Fu il tecnico della nazionale italiana, Vittorio Pozzo, a fargli visita in casa. Lo trovò che fumava e giocava a biliardo. Dopo una lunga chiacchierata, Pozzo ottenne la promessa del difensore della Roma di rimettersi in forma fisicamente e mentalmente: avrebbe potuto diventare un tassello fondamentale nello schema della squadra.

Come mai prima d’ora, Attilio Ferraris arrivò ai Mondiali del 1934 disputati in Italia in uno stato fisico eccellente. Ora non era solo forte e feroce nei contrasti, era anche veloce e migliore in copertura.

1934, i calciatori italiani sollevano sulle spalle il loro allenatore Vittorio Pozzo dopo aver battuto la Cecoslovacchia nella finale dei Mondiali

Pozzo però dubitava ancora del suo impegno, ma lui in ogni allenamento dimostrava di volere un posto fisso nella squadra di partenza. Il cittì aveva già in mente l’undici titolare scelta e solo un grave infortunio avrebbe potuto metterlo in campo… e ciò avvenne. Dopo che l’Italia sconfisse gli Stati Uniti 7-1 negli ottavi, gli Azzurri hanno affrontato la Spagna nei quarti di finale, pareggiando 1-1. Durante la partita, Mario Pizziolo si è infortunato, riportando un trauma al ginocchio sinistro

Il pareggio costrinse alla ripetizione della partita, e Attilio Ferraris divenne titolare e non abbandonò più lo schieramento. L’Italia sconfisse la Spagna 1-0 nel replay e passò alle semifinali per affrontare l’Austria, che sconfissero 1-0 il 3 giugno allo stadio San Siro di Milano.

Gli italiani andaromo così al gran finale contro la Cecoslovacchia, che si giocò il 10 giugno allo Stadio Nazionale del Partito Nazionale Fascista con circa 55.000 persone sugli spalti. I ragazzi di Pozzo superarono 2-1 la Cecoslovacchia ai supplementari con le reti di Raimundo Orsi (81′) e Angelo Schiavio (95′), mentre il gol degli austriaci fu di Antonin Puc (71′): tutto accadde con Attilio Ferraris protagonista sul campo, essendo uno dei giocatori elogiati dalla stampa e scelti tra gli undici ideali dei Mondiali del 1934.

Le sue prestazioni in Coppa del Mondo gli permisero di giocare di nuovo e questa volta nella principale rivale della Roma, la Lazio, dove militò dal 1934 al 1936. Nel frattempo giocherà i suoi ultimi incontri con la maglia della nazionale, tra cui quello con l’Inghilterra che vinse per 3-2 ad Highbury il 14 novembre, a pochi dalla conquista del titolo iridato. Tale fu lo sforzo e la tenacia degli Azzurri che i giocatori vennero soprannominati dai media italiani i leoni di Highbury, Attilio Ferraris fu uno di questi.

La sua ultima partita con l’Italia fu il 17 febbraio 1935 contro la Francia in un’amichevole a Roma allo Stadio Nazionale PNF, vinta 2-1.

Dopo aver lasciato la Lazio nel 1936, Ferraris si trasferì al Bari dove giocò fino al 1938. Nello stesso anno tornò alla Roma per una sola stagione, per poi trasferirsi al Catania nel 1939. Lasciò il club etneo nel 1940 e passò all’Elettronica, per poi ritirarsi nel 1944 all’età di 40 anni.

Morì solo tre anni dopo in una partita di ex calciatori l’8 maggio 1947, accasciandosi sul campo. La sua tomba si trova nel Cimitero di Campo Verano a Roma. Sulla lapide si legge: “Attilio Ferraris – Campione del Mondo”.

Mario Bocchio

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