Roberto Baggio: tutto quello che non sapevate di lui e altro ancora (terza e ultima parte)
Mar 2, 2022

Andare in cantina da mio suocero per far pulizia mi ha riservato una bella sorpresa. Egli usava riporre sui ripiani, sotto i vasetti di confetture varie, i giornali quotidiani ripiegati in due. Ebbene sto lì per eliminarli nel cesto della carta straccia, quando mi imbatto su di un vecchio periodico di Thiene News, ancora di quelli stile quotidiano in carta assorbente. Appena in mano mi colpisce subito formato e contenuto del mensile, allora edito e diretto da Valerio Bassotto nella pubblicazione “dell’anno 2°- n° 18 luglio /agosto 2000”.

Roberto Baggio con i genitori e il fratello

Oggi questo numero lo tengo con cura nel mio archivio di reperti storici. Aprirlo è come immergersi nel nostro passato cristallizzato in articoli rimasti nell’oblio del tempo. Ma la vera sorpresa, per noi cresciuti con dieta a base di calcio, sta nel leggere a pagina 3 e 4 l’intervista del fuoriclasse di Caldogno, Roberto Baggio, davvero nostalgica. Si tratta di una intervista con Roby fatta da una precedente collaboratrice del magazine, quando Baggio era fatalmente in forza all’Inter.  Ed è perciò, per dare merito alla collega  Lara Peretto, che oggi voglio riproporre integralmente la bella conversazione tra lei e il formidabile fantasista vicentino, passato poi alla storia in tutta Italia, come “Divin Codino” a oltre vent’anni di distanza. Buona lettura!

Baggio a Italia ’90

Vedi delle differenze fra tuo padre e te ? Cioè, fra come era tuo padre e come sei tu adesso con i tuoi figli?

“Io mi ritengo molto più fortunato, sono più presente , anche se nell’ultimo periodo sono stato assente… Ho una bambina di otto anni, e mi rendo conto che ho passato con lei poco tempo. È nata nel 1990, quando ho iniziato  il mio momento più duro, nel senso che, appartenendo ad una grande squadra, giocavo la domenica, il mercoledì, poi di nuovo la domenica, stavo via cinque giorni alla settimana, come oggi”.

Baggio nel suo negozio di articoli sportivi

Cosa si prova in queste situazioni?

“Ti rendi conto che ti sfuggita la sua vita, è qualcosa che ti rimane dentro per sempre, ti rendi conto che è cresciuta e che un po’ l’hai persa per strada , che hai perso dei momenti  importanti… Sono aspetti  dolorosi…”.

C’è stata una squadra che tifavi da piccolo?

“Adesso lo posso dire, visto che qui finirò la mia carriera: da piccolo tifavo Inter, così come tutta la famiglia”.

Tu sei uno dei pochi giocatori del quale si parla sempre, e , di conseguenza, possono nascere delle invidie da parte degli altri.

“È vero, può succedere , ma io non me ne sono mai accorto, anche perché ho  vissuto la mia vita, fuori dal cinismo, non voglio badare alle cose che accadono attorno a me . Pretendo di essere sempre me stesso, perché se decidi di fare attenzione a ciò che ti circonda allora diventi solo un cinico, un calcolatore”.

Il “Divin Codino” nel Brescia

Dopo il calcio, cosa farai?

“Non lo so ancora, mi piacerebbe tanto lavorare con i giovani, sono loro il futuro. In Italia ce ne sono tanti di bravissimi, ma per varie ragioni non giocano”.

Ti piacciono i bambini…

“Moltissimo…  Se riesci a calarti nella loro realtà , è bellissimo”.

Con Pep Guardiola

Cosa pensi di poter insegnare a loro?

“La voglia di divertirsi, di allenarsi. Alla fine, ti diverti solo in allenamento, perché poi dopo la domenica, la tensione è così grande che non riesci neppure a sorridere, se perdi. La domenica conta solo vincere, oggi il calcio è questo. A volte la tensione è così grande che la domenica mattina senti dei dolori provocati dai colpi ricevuti giorni prima. Sembra incredibile, ma è così”.

Un anno fa , nel Bologna, ti sei dannato l’anima per poter conquistare un posto fra i 22 giocatori che sono andati in Francia. Ma perché uno come te, che aveva già giocato due mondiali voleva tanto arrivare al terzo?

“Arriverà il momento che dovrò dare l’addio al calcio. Ecco, quel giorno vorrei essere sereno di aver sempre dato tutto, di aver fatto tutto per raggiungere i traguardi importanti. Non vorrei avere dei rimpianti…”.

Con Carletto Mazzone

Hai qualche rimpianto?

“Si, uno… quello di aver perso la coppa del mondo, perché era il mio sogno da quando ero bambino”.

Cos’hai provato quando hai sbagliato quel rigore?

“Una sofferenza tremenda, atroce, che non auguro a nessuno. Quel rigore lo vivevo come il coronamento di un lungo sogno, e il fatto di averlo solo sfiorato , di aver smarrito un sogno in un rigore… Ho detto addio a un percorso fatto di sacrifici , di dure preparazioni, di mille piccole cose”.

C’è un giocatore fra i giovani  che ti piace molto? Un giocatore nel quale ti rivedi? Uno che assomiglia a te, da giovane?

“Si, Zambrotta”.

L’effige sulle buse del negozio sportivo

Come è oggi Roberto Baggio?

“Una persona felice, perché ho dato tutto quello che potevo dare, ho fatto tutto quello che potevo fare, e questo credo sia la cosa più importante. In tutte le cose della vita io devo fare quello che sento di fare. Ho avuto la fortuna di fare un mestiere che mi piace , che mi diverte. Vedo nei miei confronti tanto affetto, questo mi fa pensare di aver dato qualcosa in cambio”.

Al Mondiale di Usa ’94

Ringraziamo Lara Peretto per questa bella intervista al fuoriclasse vicentino, rimasta nell’oblio del tempo.

Per la cronaca dobbiamo dire che Roberto Baggiò prevedeva in questa chiacchierata che, da tifoso dell’Inter fin da piccolo, avrebbe terminato la propria carriera in nerazzurro, invece egli verrà svincolato proprio a fine estate di quell’anno 2000. In settembre perciò trova l’accordo con il Brescia allenato da Carlo Mazzone, diventando capitano e uomo cardine della squadra della leonessa per quattro campionati. Quattro stagioni sospese solo per 81 giorni a causa di un grave infortunio al ginocchio sinistro. Il 16 maggio 2004, Baggio disputa a 37 anni l’ultima partita della sua carriera, cioè  Milan-Brescia (4-2) valevole per il turno conclusivo della stagione 2003-‘04. Alla sua uscita, cinque minuti prima della fine dell’incontro, abbracciato da Paolo Maldini, tutto il pubblico di San Siro gli tributa una lunga standing ovation. Al termine della stagione, il Brescia ritira, in suo onore, la maglia numero dieci; quella indossata per un quadriennio, con la quale il nostro il re della foresta si tolse anche qualche sassolino dalla zampa.

Giuseppe (Joe) Bonato

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