Lo chiamarono il Netzer di Quezzi
Gen 16, 2022

Chi è tifoso del Napoli, della Samp, del Catanzaro e dell’Ascoli (ma anche del Bologna) si ricorderà senza dubbio di Enrico Nicolini, genovese classe 1955. Si ricorderà di quel centrocampista biondo che a Genova, sponda blucerchiata, era soprannominato il Netzer di Quezzi, il  quartiere collinare di Genova, che occupa la valletta del Rio Fereggiano e che confina con Marassi, San Fruttuoso e Sant’Eusebio.

Nicolini alla Sampdoria nel 1975, in marcatura sullo juventino Furino

Instancabile metronomo, Nicolini era anche dotato di buona tecnica e non disdegnava il tiro in porta, tanto che qualche gol l’ ha segnato in tutte le squadre dove ha giocato. In carriera, infatti, ha collezionato complessivamente 237 presenze e 25 reti in Serie A e 155 presenze e 9 reti in Serie B. Cresciuto nelle giovanili della Sampdoria, esordì in Serie A con la prima squadra nella stagione 1973-‘74. Era il team di un altro biondo cursore, Loris Boni, del dinamico terzino Rossinelli, dell’attento Cacciatori in porta, dell’elegante Marcello Lippi come baluardo difensivo, dello stempiato Lodetti che fu “sdoganato” a Genova dopo aver portato la borraccia per anni a Rivera al Milan.

Nel Napoli di Krol
Ai tempi del Napoli. Una sequenza tratta dal “Guerin Sportivo”

Insomma Nicolini cresce tra questi marpioni e questi giocatori che fanno la A da sempre e diventa l’altro biondo del centrocampo fino a guadagnarsi il nomignolo di Netzer, il fine giocatore tedesco tutto zazzera e capelli lunghi. Biondi naturali, of course. Poi passa al Catanzaro e nel 1980-‘81 al Napoli. Lo prende Juliano che aveva già acquistato Krol. E fu proprio l’anno in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto se non avesse perso la partita con il Perugia in casa.

Enrico Nicolini: “Quella volta a muso duro con Maradona, il punto più alto della mia carriera”

Dopo l’esperienza napoletana, condita da 29 presenze ed una rete contro la Roma al San Paolo, Nicolini, che aveva giocato già per 4 anni con Samp e Catanzaro, va ad Ascoli e ci rimane altri 4 anni e lì, in provincia, trova la sua consacrazione. Dalla città marchigiana passa poi al Bologna dove rimane un biennio e poi va a chiudere la carriera ancora in Calabria, in B coi giallorossi, vecchio amore. Forse, però, 18 anni di calcio professionistico non cancelleranno quell’unico anno napoletano. Ha fatto l’allenatore, l’opinionista televisivo ed è inoltre docente presso la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Genova.

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