Baloncieri e il gol a Zamora
Lug 6, 2021

1927 ,la sfida dell’Italia contro la Spagna diventa un avvenimento da propagandare come solo il regime sa fare e la partita si trasforma in un evento mondano al quale partecipano il Re Vittorio Emanuele III, l’Infante di Spagna Don Alfonso, il Cardinale Nasalli Rocca e altre autorità in un tripudio di folla festante che in questo modo dimentica per un momento le difficoltà economiche in cui si dibatte. Mussolini infatti ha deciso di adottare una politica economica tesa a rivalutare la lira nei confronti della sterlina che al momento è la moneta di riferimento. Ciò però comporta un brusco calo delle esportazioni e per riequilibrare la bilancia commerciale vengono bloccate le importazioni di materie prime.

La Nazionale italiana che nel 1927 sconfisse a Bologna la Spagna. In piedi, da sinistra: Zanetti (dir.), Gianni, Genovesi, Ferraris IV, Baloncieri, Bellini, Della Valle, Schiavio, Munerati, Bernardini, Levratto, Bortolotti (mass.); in ginocchio: Pastore, Burlano, Libonatti, Caligaris, Giordani, Magnozzi e Borgato.

Proprio in questo contesto arriva la formazione iberica, avversaria al nostro livello con la quale si sono sempre disputate gare equilibrate e agonisticamente molto maschie. Per l’occasione il cittì Rangone decide di dare spazio al blocco del Bologna facendo esordire dal primo minuto il portiere Mario Gianni, il mediano Giordani e richiamando Pietro Genovesi e Giuseppe Della Valle. Rientrano anche in squadra il terzino interista Delfo Bellini e l’ala bianconera Federico Munerati. Il sogno è sempre il medesimo: violare la porta di Zamora. Il portiere spagnolo era ritenuto praticamente imbattibile, ma a questo punto ci sembra il caso di lasciare idealmente la parola a chi l’ha davvero affrontato; riviviamo il match e le attese attraverso il racconto dell’allora capitano azzurro Adolfo Baloncieri.

L’immenso Adolfo Baloncieri

“Per noi attaccanti azzurri del ‘mio’ periodo era diventata una questione d’onore riuscire a battere Zamora, il più formidabile e sconcertante tra i portieri sino allora incontrati. Sconcertante perchè, in generale, i colossi sul tipo dello spagnolo hanno i piedi d’argilla appunto nelle parate a terra: Zamora, invece, arrivava dappertutto con quelle poderose braccia, sfoggiando un’elasticità e uno scatto eccezionali.

Sì, è vero, e lo avrete già letto, Zamora al terzo confronto con gli azzurri, all’Olimpiade di Parigi del 1924, aveva finalmente capitolato: però se il mio nome è legato all’episodio dell’unica rete nella memoranda battaglia, non è meno vero che essa derivò da un disgraziato intervento del terzino Vallana… Non da noi, perciò, Zamora venne per la prima volta … trafitto, bensì dai suoi stessi compagni.

Zamora in un suo caratteristico tuffo

Quarto incontro circa un anno dopo a Valencia, primo in terra spagnola, del quale vi ha parlato Combi relativamente alla formazione del famoso trio di estrema difesa, e ancora nessuna rete nostra, e invertito l’1 a 0 a favore dei ‘rossi’: il pareggio, al minimo, lo avremmo meritato ma fu proprio Zamora, con certe parate acrobatiche, a impedirlo. Era come se ci avesse ipnotizzati ed io gli tirai addosso, tra gli altri, un pallone da pochi metri. La sera, al banchetto, tra me e Zamora corse una specie di sfida, con la quale replicai alle sue cordiali punzecchiature. E infatti, aggiungendo ai 240 minuti vani delle precedenti partite, altri 30 della quinta, finalmente potei smagare il mago. Ma vi assicuro che per realizzare l’impresa dovetti impiegare i cosiddetti sette sentimenti! L’occasione la offrì l’inaugurazione dello stadio bolognese, il 29 maggio del 1927, presenti il Re e tante autorità, ché il presidente della F.I.G.C. on. Arpinati era anche sottosegretario all’Interno e ci teneva molto ad offrire alla sua città un avvenimento eccezionale. Capitano degli azzurri da due anni, succedendo a De Vecchi, andavo particolarmente d’accordo col centravanti Libonatti, mio compagno nel Torino, ed usavamo cambiarci di posto all’occorrenza, anche perché Libo era specialista in certi brevi tiri obliqui quasi dalla linea di fondo, che disorientavano i portieri. 

Baloncieri e Zamora prima del fischio d’inizio

La Spagna, capitanata nella circostanza da Zamora , in quella prima mezz’ora aveva già corso parecchi rischi e finalmente al 31′ Zamora veniva per la prima volta regolarmente battuto da un azzurro. Libonatti, sgusciando con destrezza tra i difensori, dopo uno scambietto con il sottoscritto, si era portato in profondità sulla destra e contemporaneamente io ne avevo secondato l’azione spostandomi al centro e, naturalmente, avanzando; Libo, come usavamo fare, centrava un po’ all’indietro ed io non perdetti un secondo nel raccogliere: l’azione fu di tale rapidità che impedì a Zamora di modificare la posizione assunta per la parata sulla sua destra, mentre inchinandomi col corpo a sinistra, un po’ sbilanciato, io colpii la palla di piatto col destro inviandola sulla destra di Zamora. Il tripudio diventa ancora maggiore quando Giuseppe Della Valle, capitano del Bologna, raddoppia… In verità il secondo gol azzurro ha beneficiato dell’involontaria collaborazione del mediano spagnolo Prats”.

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