Segnò l’ultimo gol subìto in A da Zoff prima del ritiro
Giu 22, 2021

In una indimenticabile scena di “Vacanze in America” di Carlo Vanzina, viene citato anche da Jerry Calà: siamo nell’83 e i suoi gol sono diventati tanti che Massimo Briaschi diventa sinonimo di calciatore-modello con il comico siciliano-veronese che dice: “Ma di cognome come fai? Briaschi?” a una ragazza in discoteca che è pronta a dargli un calcio se dovesse allungare le mani su di lei.

Briaschi al L.R. Vicenza nel 1978, in azione contro il Dukla Praga cui segnò la sua prima rete nelle coppe europee

E sì che Briaschi a quel tempo era un bomber apprezzatissimo. Dopo gli anni al Genoa (in cui era entrato nella storia anche per aver segnato l’ultimo gol subìto in A da Zoff prima del ritiro) l’attaccante aveva firmato per la Juve. Una trattativa lunga, i bianconeri in realtà avevano puntato Bruno Giordano con cui non si trovò l’accordo economico e allora Boniperti ripiegò su Briaschi che ricorderà: “È come uno di quei sogni che sai che non si potranno mai realizzare e, di colpo, diventano realtà. Ammetto di avere avuto una fortuna sfacciata e di aver rischiato; ho rifiutato la Lazio, perché volevo una sistemazione migliore, ma potevo anche rimanere in serie B e, magari, perdere il treno del grande calcio. Ho, forse, aiutato il destino, perché puntavo in alto. Sono bianconero, cioè ho raggiunto quella che è la migliore società d’Italia e, forse, di tutto il mondo”.

Briaschi nel Cagliari
E nel Genoa… con i baffi

Rimane in bianconero fino all’estate del 1987, collezionando 84 presenze, condite con 24 goal. Nel suo palmares, troviamo 1 scudetto, 1 Coppa Campioni, 1 Coppa Intercontinentale ed 1 Supercoppa Europea. Nella Juventus dei tanti top-player Briaschi lega a meraviglia con tutti: con Rossi, con Platini, con Tardelli, con Boniek.

La grinta di Briaschi ai tempi della Juventus

Tredici gol sono il suo bottino personale, ma la sfortuna è in agguato. Il 24 aprile a Bordeaux, nella gara di ritorno per le semifinali di Coppa dei Campioni, uno scontro a centrocampo con Battiston gli è fatale: salta il ginocchio sinistro, con lesione del legamento crociato e della capsula articolare. Un dolore atroce, ma Briaschi non si rende subito conto della gravità dell’infortunio. La domenica dopo Rossi si infortuna durante il riscaldamento e Briaschi entra in campo al suo posto, col ginocchio fasciato. Dopo 3 minuti segna ma poi il male si acuisce; rimane in campo fino alla fine della partita, anche se zoppo. Nella notte di Bruxelles, contro il Liverpool, si batte come un leone, ma l’intervento diventa necessario a stagione finita.

Briaschi in bianconero nel 1986, in lotta con il madrileno Valdano in una sfida di Coppa dei Campioni
Il duello con Kenny Dalglish del Liverpool nella tragica finale dell’Heysel

Già, quella maledetta notte dell’Heysel: “Io pur di giocare feci sette-otto infiltrazioni. Comunque vorrei chiarire due cose: la prima è che noi abbiamo saputo in albergo la vera entità di quello che era accaduto. La seconda è che siamo usciti con la Coppa e siamo andati verso i tifosi, per motivi di sicurezza ci era stato detto di andare sotto la curva”.

Briaschi (a destra) in azione con la maglia della nazionale olimpica nel 1983; dietro di lui, Iorio
Nel Prato, stagione 1989-’90, campionato di Serie C1

L’infortunio però lo porta a lasciare la Juve, torna al Genoa, poi in C al Prato e infine chiude la carriera a soli 31 anni dopo una breve esperienza con i canadesi del North York Rockets e con due grandi rimpianti: “L’infortunio che mi ha tagliato le gambe, fino a quel momento ero uno dei titolari della Juve. Altro rimpianto è non aver indossato la maglia della Nazionale maggiore. Davanti a me in quegli anni c’era Galderisi. Ci sarei potuto stare anch’io”. Briaschi però è rimasto nel mondo del calcio e fa il procuratore.

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