“Mamma, guarda com’è piccolo papà”
Giu 16, 2021

Angelo Di Livio (Roma, 26 luglio 1966) è stato uno dei pochi calciatori amato a Firenze ed adorato alla Juve.  Dopo esser cresciuto nella Polisportiva Bufalotta, entra nelle giovanili della squadra giallorossa con cui vince il torneo di Viareggio nel 1983. L’anno successivo inizia la gavetta: calcherà i campi di C2, C1 e B con Reggiana, Nocerina, Perugia e soprattutto Padova (138 presenze).

Di Livio (accosciato, secondo da sinistra) nella squadra Primavera della Roma 1983-’84
Di Livio (a destra) e Del Piero in allenamento al Padova nei primi anni 1990

Al calcio che conta ci arriva con qualche anno di ritardo. Ha già ventisette anni compiuti quando debutta in serie A. Ha fiato. Soprattutto ha testa. La usa in campo, correndo e giocando per la squadra.

In azione alla Juventus nella stagione 1993-’94

Ha operato come centrocampista centrale o ala sulla fascia destra, dove evidenziava una spiccata propensione al sacrificio. Durante la gestione Lippi alla Juventus venne schierato anche sulla fascia sinistra sia a centrocampo che in difesa. Divenne subito una colonna della squadra juventina, che fece incetta di trofei: scudetto e Coppa Italia nel 199-‘95, Supercoppa di Lega e Champions League la stagione successiva, Coppa Intercontinentale, Supercoppa europea e scudetto nel 199-‘97, ancora scudetto nella successiva stagione.

Nella Fiorentina, nel ruolo di avversario proprio della Juve. Eccolo duellare con Zidane sotto lo sguardo di Pippo Inzaghi

Di Livio diventa presto il Soldatino in quanto sempre ligio alle consegne dei suoi allenatori, che lo stimavano a tal punto da volerselo portare sempre dietro: “Questo soprannome è stata la mia fortuna. Ormai tutti mi chiamano così, persino mia figlia Alessia. Mia moglie mi raccontò che una volta, vedendomi in televisione, disse: ‘Mamma, guarda com’è piccolo papà’. Tutta colpa di Peruzzi e Maldini! Infatti, durante gli inni nazionali, mi trovavo tra loro due e la telecamera che inquadrava i primi dovette abbassarsi di colpo”.

Di Livio (a destra) in nazionale nel 1997, mentre festeggia con Ravanelli (a sinistra) un gol di Roberto Baggio (al centro).

Legato alla maglia, è stato ceduto controvoglia dalla Juventus alla Fiorentina. Con la Viola vince la Coppa Italia 2000-‘01, la sua seconda dopo quella con i bianconeri. L’anno dopo retrocede in serie B con la squadra. Diventa capitano e gioca in serie C2 quando la Fiorentina venne cancellata dal calcio nel 2002 per fallimento; in serie C2 è in campo con la nuova società Florentia Viola.

Di Livio contro Byron Moreno: “Dovevo tirargli una carezza”

Resta coi gigliati anche nelle due stagioni seguenti in Serie B (grazie al ripescaggio) e poi in serie A, categoria nella quale disputa la sua ultima gara nel 2005. A fine stagione la Fiorentina non gli rinnova il contratto. Arriva in Nazionale tardi, a 29 anni, esordendo nel 1995 con Dino Zoff nella partita Italia-Slovenia 1-0. In totale collezione 40 presenze segna segnare alcun gol. Da sottolineare la sua partecipazione al mondiale francese del 1998, con l’Italia guidata da Cesare Maldini in cui faceva la staffetta con Moriero per la fascia destra. Addirittura celebre, invece, il sipario con l’arbitro Moreno in occasione della partita Italia-Sud Corea del mondiale 2002, che segnò l’eliminazione degli Azzurri.

Condividi su: