Il genietto esploso in Continente
Giu 7, 2021

È nato nel centro esatto della Sardegna, a Ovodda, ed è cresciuto col Cagliari nel cuore: impossibile fosse altrimenti, visto che nel 1970, quando i rossoblu di Gigirriva conquistavano il loro storico scudetto, Gianfranco Matteoli era un ragazzino di appena 11 anni (data di nascita il 21 aprile 1959), che aiutava il papà in campagna e che quando poteva si divertiva a giocare a calcio tra i vicoli del suo paesino, alle pendici del Gennargentu. Fisico gracile, capelli ricci e neri, piedi entrambi raffinati. Un centrocampista completo e talentuoso, che al suo Cagliari arriverà però soltanto a fine carriera. Nel 1975, quando si presenta al provino per le giovanili rossoblu, Matteoli è infatti scartato.

Nella Reggiana

Ci riprova qualche mese dopo: niente da fare. La delusione è forte, ma lo tempra e lo rende più forte. Si trasferisce nel Continente, a Cantù, dove lo nota un quarantenne che ha smesso di giocare da poco e sta pensando di iniziare una nuova vita da talent scout: Mino Favini, il (futuro) più grande scopritore di promesse d’Italia. Una delle prime è proprio Matteoli. Lo porta al Como e qui il giovane mediano sardo si mette in luce da trequartista nella Primavera. Un giorno sta facendo un partitone contro la Juventus e viene misteriosamente sostituito nell’intervallo. Ci rimane male, minaccia di fare le valigie all’istante, poi però qualcuno gli racconta la verità: “Bagnoli (allenatore della prima squadra, NdR) ti ha visto e ha deciso di convocarti per la partita di domani contro la Spal“.

Matteoli capitano del Como nel 1985, alle prese con il futuro compagno di squadra in nerazzurro Giuseppe Baresi

I lariani lo mandano in prestito al Giulianova, poi all’Osimana, infine alla Reggiana. Rientra alla base nel 1982 e due anni dopo debutta in A, contro la Juventus. Una delle sue migliori prestazioni stagionali è quella contro il Napoli, alla quarta di ritorno, quando strappa i complimenti al numero 10 avversario, un certo Maradona: “Non deve imparare nulla da me, deve pensare solo a fare il Matteoli“. A fine anno il gioiello del Como passa alla Sampdoria, ma dopo appena un anno a Genova (con la favola del titolo europeo Under 21 sfiorato da fuoriquota nella nazionale di Vicini) si trasferisce all’Inter.

Nella Samp

Il terzo anno in nerazzurro è quello buono. Trapattoni, che aveva arretrato Matteoli davanti alla difesa trasformandolo in uno dei registi più affidabili del campionato, guida l’Inter allo scudetto dei record: 58 punti in 34 giornate, quando la vittoria ne vale ancora 2. In campo a guidare i nerazzurri ci sono proprio le geometrie di Matteoli, all’apice della sua maturazione. In nazionale il regista sardo è chiuso da Giannini e Baggio, con l’Inter invece si toglie grandi soddisfazioni.

All’Inter

E, il 27 novembre 1988, entra anche nella storia segnando il gol della vittoria sul Cesena dopo appena 9 secondi e 9 decimi di gioco. “Ho fatto gol talmente presto che metà stadio è saltato per aria, l’altra metà solo dopo quattro o cinque secondi: non si erano ancora seduti e non si erano neppure accorti che avessi segnato. Se ho preso la mira? Balle, ho tirato a caso. A qualcuno ho detto anzi, scherzando, che avevo dei parenti in curva e volevo lanciargli la palla”, scherzerà in un’intervista-amarcord per la Gazzetta. Un primato, quello di gol più rapido della A, che resisterà però solo cinque anni, battuto da Branca, poi da Poggi e più recentemente da Leao.

Nel Cagliari

Matteoli in azione da fuoriquota con l’Italia Under21 nel 1985

Il lieto fine però deve ancora arrivare. Nel 1990 il Cagliari torna in serie A e affida le chiavi del gioco a Matteoli, il ragazzo scartato due volte 15 anni prima in quei famosi provini.

Quattro stagioni magiche, condite da salvezze via via più tranquille e dalla mitica cavalcata in Coppa Uefa, chiusa in semifinale proprio contro l’Inter. Matteoli gioca un’altra stagione al Perugia, poi si ritira nel 1995. E comincia l’avventura da responsabile tecnico delle giovanili del Cagliari, di cui per qualche settimana diventa anche allenatore nel 2001. Dei sardi entra a far parte pure della Hall of Fame.

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