L’unica faccia triste durante la grande festa
Mag 8, 2021
Agli inizi della carriera nel Como

Il 29 aprile del 1990 il Napoli vinse il secondo scudetto dell’era Maradona, cioè il secondo della sua storia e anche l’ultimo. Battendo 1-0 la Lazio riuscì a tenere a due punti di distanza il Milan di Sacchi, dei tre olandesi, di Baresi, Maldini e Donadoni, eccetera, che contemporaneamente batté 4-0 il Bari, nel campionato che, inutile negarlo, per sempre sarà ricordato come quello della monetina di Alemão. Impossibile dire qualcosa di nuovo su una vittoria celebrata mille volte e in questi tempi in cui si guarda al passato anche di più, facile ricordare quale fu l’unica faccia triste durante la grande festa del San Paolo, dove tutti si rendevano conto di essere alla fine di un ciclo e proprio per questo volevano godersi il momento.

La faccia era quella di Luca Fusi – come racconta Stefano Olivari sul “Guerin Sportivo” – fino a quel momento sicuro che il giorno dopo Azeglio Vicini lo avrebbe inserito fra i convocati per il Mondiale. Non che il centrocampista, passato dalla Sampdoria al Napoli due anni prima, fosse un punto fermo della Nazionale, anzi fino a quel momento aveva giocato 5 spezzoni di partita (ne avrebbe poi fatti 3 sotto la gestione Sacchi), ma per arrivare ai classici 7 centrocampisti nei 22 il suo nome era considerato da tutti, anche da Vicini, scontato. Un mese prima però erano accadute due cose, che privarono il ventisettenne di Lecco dell’appuntamento con la grande storia del calcio.

Nella Sampdoria 1987-’88

La prima è che dopo essere stato titolare fisso per tutta la stagione nel Napoli, Fusi fu vittima di un cambio di modulo di Bigon, fra l’altro inspiegabile visto che arrivò dopo una vittoria sulla Juventus. Fusi era il vertice basso di un centrocampo a quattro, che aveva Maradona come vertice alto, e tre giocatori (Alemão, De Napoli e Crippa) che ruotavano su due posti, ma a volte anche di uno a cinque, perché in certe situazioni il Napoli giocava con la difesa a tre o, più raramente, con una sola punta, Careca o Carnevale. Da ricordare che in tutto questo contesto faticavano a trovare spazio Mauro e Zola.

Nel Napoli di Maradona

La seconda e decisiva situazione che giocò contro il Mondiale di Fusi, anima silenziosa di quel Napoli, fu la crisi dell’attacco della Nazionale. Due anni di amichevoli dopo Euro ’88 non avevano portato ad un assetto stabile, al di là dell’indiscutibilità di Vialli. Ed il bilancio delle cosiddette amichevoli di lusso di quella stagione diceva che contro Brasile, Inghilterra, Argentina e Olanda gli azzurri avevano segnato un totale di zero gol.

Con la maglia del Torino, nella storica partita di Coppa Uefa contro il Real Madrid

Da lì nacque l’idea di portare un attaccante in più del solito secondo il  ragionamento, molto mediatico, che una squadra con una gran difesa e con poco gioco dovesse per lo meno avere tante soluzioni offensive (da ricordare comunque che in panchina si andava soltanto in cinque).

Fusi in azione alla Juventus nel 1994

Vicini spiegò al telefono la situazione a Fusi, per evitare che lo scoprisse il giorno dopo con l’ufficializzazione dei 22. Al Mondiale come centrocampisti sarebbero andati quindi Ancelotti (in pessime condizioni fisiche, infatti avrebbe giocato pochissimo), Berti, De Napoli, Donadoni (con gli occhi di oggi giocatore offensivo, ma all’epoca etichettato come tornante), Giannini e Marocchi, anche se De Agostini, considerato un difensore di fascia, era di fatto un centrocampista.

Al termine della carriera, nel Lugano

E la punta in più? Già sicuri del posto Vialli e Carnevale, Vicini non era un superfan di Baggio ma evitarne la convocazione era impossibile. Rimanevano Schillaci, reduce da un’ottima stagione con la Juventus e molto spinto dal capodelegazione azzurro Boniperti (l’anno prima l’aveva acquistato lui), Serena che poteva essere utile per risolvere di fisico alcune partite e Mancini, talento indiscutibile ma che dopo l’Europeo era uscito dalla grazie di Vicini.

Il ct scelse di non scegliere e convocò tutti e tre (in realtà il più a rischio era Mancini), lasciando a casa Fusi. Considerazioni tattiche ma anche extrasportive: nessun editoriale, nessuna trasmissione televisiva, nessun giornale, sarebbero stati incentrati sull’esclusione di Fusi.

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