Stallone… di razza picena
Mar 24, 2021

E sì che non esistevano le regole degli under in quei primi anni 80, nemmeno le squadre B o i corsi online per diventare talent scout e scoprire eventuali fenomeni del calcio. Giocavi davvero perché ti piaceva, sudavi sulla piazza del paese che fosse Roccafluvione o Sant’Angelo in Vado e poi se ti adocchiava l’osservatore di turno, uno di quelli che prendeva la macchina e si faceva il giro della Vallesina quasi quotidianamente finivi nel settore giovanile di qualche grossa società che nella fattispecie era l’Ascoli o i rivali della Sambenedettese! Due realtà tanto vicine (geograficamente) quanto lontane (tifoserie storicamente nemiche) che in quel tempo rappresentavano il sano volto della provincia calcistica, l’Ascoli veleggiava in A e la Samb aveva trovato una sua nobiltà frequentando stabilmente la cadetteria difesa a spada tratta in un “Ballarin” praticamente inespugnabile. Nessuno inflazionava il concetto oramai ossessivo sull’utilizzo dei giovani, insomma, non si diceva ma si faceva (oggi accade il contrario), e accadeva così che nella primavera di una squadra come l’Ascoli ci si trovassero un Vallesi, un Sorbi, un Carillo, un Iachini, uno Scarafoni, un Domenico (solo per le figurine, ma per tutti Meco!) Agostini e uno Stallone tutti nati nel Piceno, più qualche altro marchigiano come Attili da Porto Recanati (Macerata); certo emergere non era un giochetto da poco, prendiamo ad esempio Nico Stallone difensore promettente dai capelli ribelli, davanti aveva Gilberto Mancini (altro marchigiano di Castelraimondo),Scorsa, Anzivino, Angiolino Gasparini, ovvero qualcosa come 7/800 presenze malcontate tra A e B, mica uno scherzo!

Nico Stallone con la maglia dell’Ascoli

Eppure gli allenatori questi giovani li gettavano prima o dopo nella mischia, necessità o esperimenti lasciavano una speranza a chi voleva arrivare lassù, nell’olimpo della pedata; la giornata di Stallone è l’ 11ma di andata all’Olimpico di Roma, una Roma stratosferica, per dirla in nomi Tancredi, Spinosi, Falcão, Conti, Pruzzo, Di Bartolomei e il resto mancia; il giovane ascolano sostituisce Torrisi al 38′ della ripresa e a risultato ampiamente compromesso (4-1 per i giallorossi), ma non interessava più di tanto ad un 18enne che coronava in quegli attimi il sogno di esordire con la maglia della propria città; senso di appartenenza si chiama(va), quello che ti fa(ceva) arrivare dove nemmeno pensavi e avevi solo sognato in qualche notte di mezz’estate. Attaccamento alla maglia, sensazioni forse oggi dimenticate dal grosso del calcio, chissà se in quel momento Stallone avrà ricordato i primi palleggi tra le vie cittadine condite magari da urla di disappunto di una madre arrabbiata; ancora un minuto al “Rigamonti” di Brescia in sostituzione di Gasparini (15′ giornata, gara vinta dall’ Ascoli per 1-0) e poi in estate il trasferimento a Jesi, C2 per cuori forti alla corte del presidentissimo Leopoldo Latini. Trillini, Barboni e soprattutto Paciocco (stagione monstre per il centravanti di Caracas che finirà direttamente al Milan) sono i compagni di viaggio di un ragazzo che mette insieme 32 presenze piene di sudore, campi spelacchiati, testa a testa al limite del codice penale e il biglietto di ritorno per il “Del Duca” dove si metterà a disposizione di Mazzone collezionando 11 panchine in una stagione difficile culminata con la salvezza in extremis ottenuta ad Ascoli in una drammatica ultima giornata dove si batte (2-0) e si supera il Cagliari condannandolo alla B.

La A di quelle stagioni è roba grossa, campioni su campioni che nobilitano il nostro stivale, e allora per questo marcantonio ascolano è meglio scendere un gradino e farsi le ossa in cadetteria. Prossima tappa Cesena, ancora sana provincia e con il vate Pippo Marchioro sulla panchina romagnola; le cose non vanno come devono e quando la panchina bianconera salta, alla 14ma, il giovane difensore ha messo insieme due spezzoni con Monza e Atalanta più una gara intera a San Benedetto del Tronto (guarda il caso!), dove ha contribuito a fermare il tandem Faccini-Gamberini e conseguentemente a portare a casa un ottimo 0-0. Il nuovo mister Tiberi poi gli concede solamente sei minuti col Palermo ed un secondo tempo a Varese in sostituzione dell’esperto Mei, per il resto una sfilza di panchine che testimoniano l’affidabilità del ragazzo che si scontra con l’impossibilità, dettata da una classifica mai troppo sicura, di godere della fiducia di chi deve portare a casa punti forzati. Scuola di vita in soldoni, ogni istante và guadagnato senza che nessuno ti regali niente, quel calcio era così per i giovani e non! Ancora un’estate a Cesena, ma per Stallone c’è posto solo alla seconda di campionato in quel di Cagliari, Adriano Buffoni lo inserisce al 63′ per Russo e lo toglie al 78′ per far spazio a Barozzi; sarà l’ultimo quarto d’ora in B prima di scendere a misurarsi in C2 a Mantova, piazza ambiziosa e città a misura d’uomo, un Ascoli un po’ più a nord insomma. Melani e Panizza si alternano su una panchina che scotta ed ottengono un anonimo sesto posto nonostante in rosa figuri gente come Grop, Manarin, bomber Bortolo Mutti ed il futuro grigiorosso Pierangelo Avanzi che a Cremona vivrà la favola della serie A; per Nico le presenze sono solamente 12, e le domande molte di più. Cosa non è andato? Come mai un ragazzo che un attimo prima cercava di ostacolare Falcão  all’Olimpico ora non emerge in C2? Calcio, quello vero, crudo e insensibile a tutto, per Stallone la stagione successiva sarà a Ravenna, ancora C2. Qui si rende protagonista di una di quelle favole di provincia che meriterebbero la ribalta, arriva a novembre in una società completamente allo sfascio e che ha raccolto solamente sonore scoppole ovunque (Coppa e campionato); lui con Nappi (sì, il biondo giocoliere di Genoa e Fiorentina), La Rosa (bomber eroe di un Licata superstar) Luiu e Pizzetti (meteora interista tra i pali) raddrizza la barca fino ad un miracoloso quarto posto finale, 16 presenze, tanti bei complimenti ma niente, si scende nell’inferno dell’ Interregionale!

Carpi, provincia modenese con ambizioni di C2, Stallone deve preservare, difendere ciò che là davanti inventa la coppia Cleto-Sberveglieri mica due qualsiasi a quelle latitudini; non basta, la Sarzanese agguanta due punti in più (39 a 37 in trenta partite) e per i biancorossi di Nico è tutto da rifare. A questo punto il ragazzo di Ascoli torna a casa, 25 anni di cui parecchi passati lontano sono abbastanza per prendere la decisione definitiva; il pallone non ha preso il giro giusto come per Scarafoni e compagnia ma fa lo stesso, è sicuramente stata un’esperienza di vita importante, che ha formato l’uomo che oggi si occupa con successo dello sport della sua città dalle sale del comune. Ha allenato tantissimi anni dalla D alla seconda categoria, ha forgiato uomini prima che calciatori, ha scritto le pagine più belle di una microscopica società (Monticelli) che ha sfiorato il professionismo e ha confermato ancora di più come l’industria calcio del tempo sfornava uomini, persone che se non arrivavano in alto comunque avevano un futuro, un domani.

Stallone, uscito da Ascoli ha comunque navigato nel calcio che conta per più di un lustro, non ai livelli di Iachini, Meco Agostini o il già citato Scarafoni, ma è stato calciatore; oggi si abbandonano illusi (ragazzi con qualche mezzo sfruttati senza pietà) al loro destino, persone che a 25 anni non sanno fare niente, umiliati da un mondo sempre più distante dalla realtà, e dalle persone che gli volevano bene.. Succedeva anche allora obbietterà qualcuno…  sì, ma erano casi, oggi al contrario è un caso fare il calciatore… soprattutto nelle serie inferiori. Per l’attaccamento alla maglia e il crescere ragazzi autoctoni lasciamo stare, ci sarebbe da versare qualche lacrima… e amara.

Fabio Mignone

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