Un cuore a metà, tra il granata e il biancoceleste
Feb 26, 2021

Giancarlo Camolese, un cuore a metà, tra il granata e il biancoceleste. “Io, personalmente, sono affezionato a tutte le piazze in cui ho allenato e giocato. Certo, magari alcune esperienze sono state più gratificanti, come quella alla Lazio da calciatore. Da allenatore, invece, se dovessi fare un nome, direi il periodo legato al Torino. Anche se poi, ripeto, tutte le esperienze che ho fatto, per me, sono state molto importanti”.

Giancarlo Camolese in azione alla Società Sportiva Lazio nella stagione 1986-’87

Nato a Torino nel 1961, centrocampista, crebbe calcisticamente nell’Unione Sportiva San Mauro, per passare poi in forza al Torino nel 1974, arrivando a giocare in prima squadra. Vestì poi le maglie di Biellese, Reggina, Alessandria, Lazio, Padova, L.R. Vicenza, Taranto e a fine carriera con la Saviglianese. In carriera ha totalizzato complessivamente 230 partite in Serie C e 141 presenze in Serie B con Lazio, Padova e Taranto, mentre non ha mai esordito in massima serie avendo giocato solo la Coppa Italia con il Torino. Con la Lazio ha conseguito la storica salvezza partendo da -9 nella stagione 1986-‘87 e la promozione in A al termine della stagione 1987-’88.

l suo pallone d’oro è un pallone imperdibile: “Mancava poco alla fine, all’impresa del -9»ì”. Ultima azione: «ì”Se non fu l’ultima fu la penultima. Non ero un gigante, non ero un saltatore. Vincevamo 1-0 contro il Campobasso, davanti alla nostra porta si precipitarono in 11, portiere compreso, per battere un corner. Io rimasi al limite dell’areaì”. Camolese era al posto giusto e non poteva fare la cosa sbagliata.

Il riciordo du quella partita sul Corriere dello Sport

A lui si deve l’ultimo recupero nell’anno dei recuperi. Il 5 luglio 1987 gli è venuto il fiatone per star dietro a quel pallone. Era il più pesante e l’ha portato al sicuro: “Vidi la palla andare verso l’esterno, pensai solo di arrivarci per primo, di difenderla con le unghie e con i denti. Corsi per raggiungerla, la presi”. Quella palla l’ha difesa, l’ha salvata e lei se ne stette buona buona tra i suoi piedi. Con Camolese attraversò il campo, il tempo, una stagione infinita. Scivolava veloce, era troppo importante per essere calciata sulla luna o finire “banalmente” in una porta. “Quando la presi sentii rumoreggiare i nostri tifosi – ricorda Camolese – ero talmente stanco e concentrato da non accorgermi che il portiere del Campobasso non era in porta. Dissi tra me e me ‘engo la palla, vado verso la bandierina, faccio trascorrere il tempo’. I laziali mi chiedevano di tirare, di segnare. Non ho mai avuto un grande tiro, ho iniziato a correre il più lontano possibile. Di tiri ce ne sarebbero voluti due per centrare la porta da quella posizione, per giunta il 5 luglio dopo tante fatiche”. ìCamoleseì sente ancora il rumore dell’impresa: “L’arbitro era Casarin, dopo quel recupero mi ritrovai a due passi da lui. Lo vidi mentre avvicinò il fischietto alla bocca e decretò la fine di Lazio-Campobasso (1-0, ndr). Era tutto finito, ce l’avevamo fatta. Eravamo salvi. Non dimenticherò mai quel fischio”.

Nell’Alessandria

Da allenatore “Camola” nel 1996 al Toro, è vice prima di Sandreani e poi di Lido Vieri; nella stagione 1999-2000 ricopre invece la carica di allenatore della Primavera. Si tratta solamente del preambolo per il definitivo grande salto. L’obiettivo del Torino per la stagione 2000-‘01 era la promozione in Serie A, ma i risultati non stavano rispettando le aspettative e così ecco la scossa: il 31 ottobre 2000, dopo otto partite, il tecnico Gigi Simoni venne esonerato, e Camolese prese il suo posto sulla panchina della prima squadra. L’allenatore torinese sarà autore di una cavalcata indimenticabile – condita da un filotto di otto vittorie consecutive – al termine della quale arrivò la promozione in Serie A. Nella stagione successiva porterà il Toro a classificarsi undicesimo in una stagione che vedrà anche la storica rimonta del Derby della Mole, da 0-3 a 3-3

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L’annata seguente, dopo un avvio di campionato difficoltoso – la squadra è stata nel frattempo indebolita dalla cessione di Asta e rinforzata dai soli Magallanes e Conticchio – Camolese verrà esonerato (ed il Torino a fine anno retrocederà in Serie B). Dopo alcune buone esperienze con Reggina, Vicenza e Livorno, nel 2009 torna sulla panchina del Toro. Urbano Cairo è in piena crisi: la stagione è maledetta, De Biasi prima e Novellino poi non riescono a tirare fuori il Toro dalla zona retrocessione. Ci sono nove partite per tentare un’impresa difficile: Camolese non ci pensa due volte e accetta la chiamata del numero uno granata. I punti conquistati alla fine sono ben 10 ma non basta: il Toro retrocede e Cairo non lo conferma per la stagione successiva in Serie B.

È quella un’esperienza che segna il futuro dell’allenatore Camolese: da lì in poi solo altre due esperienze, una non felice alla Pro Vercelli (dall’ottobre 2012 al gennaio 2013) e una stimolante ma non duratura al Chiasso, conclusa con un buon settimo posto nella Serie B svizzera. Nel frattempo, Camolese resta commentatore televisivo, docente all’Università di Torino e al Settore Tecnico della Federcalcio.

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