“Tu guarda mio piede, in mio piede ci cantano gli uccelli”
Gen 31, 2021

“Tu guarda mio piede, in mio piede ci cantano gli uccelli”. Si presentò a Bologna così, con toni soft. Scese dalla Porsche decapottabile, si tolse il caschetto di  cuoio, allentò la sciarpetta di cashmere con un gesto molto cinematografico, guardò con l’occhio a mezz’asta i giornalisti che lo stavano aspettando al campo di Casteldebole e predicò: “Tu guarda mio piede, in mio piede ci cantano gli uccelli”.

Detari e la “bella vita”.

Lajos Detari aveva il talento pari alla boria. Era cresciuto a Budapest, fu la stellina più luminosa di quella scuola magiara che negli anni Ottanta stava cercando, senza riuscirci, di tornare ai fasti del dopoguerra. Aveva fatto i soldi in Germania e in Grecia, a Bologna ci arrivò nel pieno di una carriera storta, scialacquata tra dribbling non riusciti e stravaganze da genio incompreso. “Amico, quando io tocco pallone, quella è musica che tu non hai mai sentito”. L’abbiamo detto, Detari era un tipo modesto.

Con la Nazionale dell’Ungheria.

Un giorno al Celeste di Messina sbagliò un gol che era impossibile sbagliare. Cos’hai combinato, Lajos? “L’ho sbagliato apposta”. Scusa? L’aveva sbagliato apposta, e se ne vantava. “Quando io voglio sbagliare un gol, beh, io lo sbaglio”. Il dirigente del Bologna Gnudi liquidò la faccenda così: “Non sa quello che dice, ha una testa piccola così”.

Detari al Bologna.

Giocava se ne aveva voglia, altrimenti zampettava per il campo con aria strafottente: sistemarsi il ciuffo biondo durante la partita poteva portargli via anche cinque minuti. Doveva finire alla Juve, ma a bocciarlo fu Gianni Agnelli: “Non vale la metà di Platini”. Nel nostro campionato giocò con Bologna, Genoa e Ancona: pochi lampi di classe cristallina e molte pause da baby pensionato.

Negli anni, il burino della via Paal ingrigì la classe e arricchì il parco macchine: ad Ancona arrivò a quota sei. Ogni volta si presentava all’allenamento con una nuova fuoriserie, tronfio dell’orgoglio di chi è nato povero e misura la vita dal portafogli più o meno imbottito: se ne andò dall’Italia senza voltarsi indietro, agli uccelli che cantavano nel suo piede era passata la voglia.

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