“Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo”
Gen 8, 2021

José Batlle Teixeira, scritto e letto così, non susciterebbe grandi curiosità, eppure basta la semplice aggiunta di un altro nome (soprannome o meno) per riportare la mente a memorabili “oscenità calcistiche”. Sotto la Lanterna i più avranno riconosciuto, stropicciato gli occhi molto prima di noi altri. Inevitabilmente il ricordo di Perdomo non può non sposarsi con quello dell’amatissimo e compianto Professor Franco Scoglio.

Nel Peñarol


Correva l’anno 1989 – come ha raccontato Ilario Imparato – ed il Genoa era stato appena promosso in serie A. Il campionato italiano era deliziato dalle gesta del Napoli di Maradona e dal Milan degli olandesi, ed allora il Professore di Lipari, amante di tatticismi, non poteva e non voleva essere da meno.
Un bel giorno prenotò il primo volo disponibile dall’Italia con destinazione Sudamerica: uno di quei posti in cui, all’epoca, con pochi spiccioli potevi portarti a casa il fenomeno inesplorato. A Scoglio non mancava nè occhio esperto e nè capacità di convincimento, e in un batter d’occhio si portò nella “Zena” rossoblu un trio abbastanza “promettente”: Josè Perdomo, Ruben Paz e Pato Aguilera. Fatta eccezione per quest’ultimo che, a memoria comune, ha lasciato un bellissimo ricordo in Italia, gli altri due poco avevano a che fare con l’Italia dal palato delicato.

Gli stranieri del Genoa della stagione 1989-’90: “El Cabeza” Rubén Paz, Carlos “Pato” Aguilera e “El Chueco” José Perdomo


Il  Peñarol,  di Montevideo si disfò di Perdomo con non molto rammarico, e al Genoa sembrò di aver trovato il “volante” di un prossimo ciclo vincente. Purtroppo però Perdomo non è mai stato un fulmine di guerra, nè quanto a velocità e nè per capacità tecniche, e le richieste di Scoglio di vederlo come perno del centrocampo rossoblu andarono ben presto inevase. Quell’anno i tifosi genoani lo dovettero “apprezzare” in campo per ben venticinque volte, ma difficilmente ricorderanno sublimi prodezze balistiche: cartellini gialli ed improperi dagli spalti erano oramai il pane quotidiano di Perdomo in una Genova rossoblu bramosa e pretenziosa di un buon calcio e di soddisfacenti risultati.

Perdomo nella nazionakle dell’Uruguay mentre solleva il trofeo della Copa América 1987


Disgraziatamente (per lui) non solo i tifosi si avvicendavano nel conio di nuovi slogan e simpatici cori di disappunto, ma anche l’istrionico e simpaticissimo Vujadin Boskov, all’epoca alla guida della Samp, ebbe a dire la sua sul “pippero” uruguaiano dei Cugini.

Fu memorabile, prima di un derby della Lanterna un coloratissimo pensiero al centromediano avversario: “Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo”. Perdomo rispose sul campo facendosi ammonire dopo soli trenta secondi.

Nel derby di Genova

Boskov e il suo cane Buf


Nell’ironia sdrammatizzante di Boskov si racchiude tutta l’esperienza italiana di Josè Perdomo, rigorosamente senza gol durante le sue apparizioni genoane.
Addirittura Perdomo fu capace di coniugare la beffa al danno etichettandosi della fama di “cattivissimo”, cosa che però gli permise di collezionare svariate ammonizioni non potendo fregiarsi di altro.
Subito dopo questa triste parentesi ligure Perdomo fu ceduto al Betis Siviglia, in Spagna, dove non ricordano forse neanche il nome, per poi finire mesto e triste al Gimnasia La Plata nel 1991-’92 dove mise a segno “ben” due reti su sedici incontri. Terminò senza lasciar traccia nel suo  Peñarol,  in Uruguay.
Negli ultimi tempi nessuno sa di preciso come stia impiegando il suo tempo Perdomo. Si narra di alcune avventure come allenatore, in patria, con il Villa Espanola e il Tucuarembo. L’infinita saggezza di Boskov ha colpito ancora?

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