Scudetto venduto alla camorra?
Nov 22, 2020

Nell’aprile del 2019 Salvatore Bagni tornò a parlare dello scudetto perso dal Napoli nel 1988 e delle voci che volevano la camorra dietro il calo degli azzurri nelle ultime giornate.

Il Napoli 1987-’88

Bagni ha vissuto storie strane nella sua carriera (dai compagni del Perugia coinvolti nello scandalo scommesse a quelli dell’Inter che non lo abbracciarono dopo il gol della vittoria sul Genoa: scoprì, durante l’interrogatorio dell’Ufficio Indagini, che c’era un accordo per il pareggio a Marassi).

Salvatore Bagni

L’ex centrocampista del Napoli di Maradona ne aveva parlato al quotidiano Il Mattino: “La camorra non fece pressioni affinché il Napoli perdesse lo scudetto evitando di rovinare gli affari del totonero. Molti napoletani hanno un’idea fissa su quello scudetto perso. Sono convinti che la camorra non avesse ritenuto possibile che il Napoli vincesse per il secondo anno consecutivo e si fosse comportata di conseguenza nella gestione delle scommesse clandestine. Molti pensano che alla camorra sarebbe saltato il banco se il Napoli fosse arrivato nuovamente primo. Dicevano che non avrebbero mai fatto vincere quel campionato al Napoli. La realtà è che abbiamo commesso un errore, abbiamo pensato troppo a Ottavio Bianchi. Eravamo una squadra molto unita e nelle ultime gare ci siamo ritrovati a corto di energie. Eravamo morti, non stavamo più in piedi“.

Maradona e Carmine Giuliano

Maradona?

Vi assicuro che non mi sono mai accorto delle particolari notti di Maradona, di cosa gli girasse intorno, tra cocaina, prostitute e camorristi

Il gol del momentaneo pareggio partenopeo contro il Milan al San Paolo

Maurizio Zaccone racconta come è nata la bufala dello scudetto venduto dal Napoli alla camorra. Questa bufala nacque in realtà l’anno prima, mentre il Napoli si accingeva a vincere il suo primo scudetto.
Siamo ad Aprile del 1987 e il Napoli che guida la classifica subisce una flessione di risultati. Di fianco alla naturale tesi del calo psicofisico si insinua una teoria: la camorra non vuole che il Napoli vinca lo scudetto.
Chi la insinua? I soliti giornali. Con quali prove? Nessuna.
Alcuni giornalisti dell’epoca sostengono che la camorra accettò scommesse per 20 miliardi quotando il Napoli vincente 1 a 13 pertanto il secondo tricolore avrebbe portato un crack da 260 miliardi.

Il portiere del Napoli Claudio Garella

La Federcalcio però volle vederci chiaro e infiltrò investigatori nella squadra. “Il pretore penale Alfredo Fino, ex sostituto della Procura di Napoli, si mischiò ai giocatori azzurri per tre trasferte consecutive, a cominciare da Milan-Napoli del 14 dicembre“ riferì poi Repubblica. Nel frattempo il giudice istruttore del Tribunale di Napoli Bruno D’ Urso, che già aveva indagato sui clan e il gioco clandestino, interrogò tutti. Lo fece con mestiere, mettendoli a proprio agio, nelle loro case, in veste confidenziale. Andò da Bagni, da Maradona, da Ferlaino, da Garella, da Bruscolotti. Nessuno riferì minacce o intimidazioni.
Garella fu ancora più esplicito: “Nel momento in cui mi accorgessi che la camorra si occupa in qualche modo di me, prenderei la macchina, ci infilerei moglie e figli e me ne tornerei al mio paesello. Non sono mica pagato per fare l’eroe”. E allora, quei 200 e passa miliardi? Il giudice D’ Urso tagliò corto: “Può riguardare un pezzetto di camorra, forse una famiglia che si è troppo esposta con le scommesse. Anche in questo caso, però, il Calcio Napoli non ha nulla da temere: una qualsiasi intrusione si scontrerebbe con la reazione violenta dell’ intera organizzazione”.

Corrado Ferlaino e DiegoMaradona

“Si dicevano tante cose, e il Milan non c’entra, in quei mesi: il fenomeno delle scommesse clandestine era napoletano, gestito da una famiglia che circuiva alcuni calciatori, tra cui Diego, fotografato nella vasca di casa, mi pare, di uno degli esponenti di quel clan” raccontò l’ex predidente del Napoli Corrado Ferlaino al Corriere dello Sport.

Il Milan festeggia la vittoria dello scudetto, l’ultima giornata a Como

Questa storia, quella dei Giuliano, è nota, ingegnere, qua ci vuole altro, almeno oggi…

“E vabbé: io l’anno dopo andai alla Polizia, mi venne suggerita un’agenzia di investigazioni, li interpellai, mi avvisavano sulle dinamiche delle quote, sulle gare in cui improvvisamente si verificano strane impennate. E io per prevenire e fronteggiare triplicavo i premi partita. Ma sulla onestà dei ragazzi non ho dubbi, però sapesse il dolore per aver lasciato quello scudetto al Milan”.

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