Ferruccio Mazzola e il polverone sul doping
Ott 26, 2020

Calciatore dalle buone qualità, il suo limite più grande fu costituito dal cognome di famiglia: pur avendo le doti necessarie per giocare a buon livello, erano immancabili i paragoni con i suoi più celebri congiunti, ovvero il padre  Valentino, il capitano del Grande Torino e il fratello Sandro, che nell’Inter aveva vinto moltissimo. Stiamo parlando di Ferruccio Mazzola.

Ferruccio Mazzola (a sinistra) insieme al fratello Sandro mostrano la foto del papà, l’immenso Valentino, eroe del Grande Torino

Ciononostante, questo non impedì al più giovane e meno noto dei fratelli Mazzola di mettersi in luce. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta giocò nel ruolo sia di interno che di mezzala con Inter, Venezia, Lecco, Fiorentina e, soprattutto, Lazio, squadra con la quale vinse lo scudetto nella stagione 1973-‘74, anche se non disputò neanche un minuto.

Ferruccio con la Fiorentina, mentre affronta l’inter del fratello Sandrino

Nel Sant’Angelo Lodigiano: è il primo accosciato, partendo da sinistra
Durante l’esperienza canadese

Chiuse la carriera in serie C, con il Sant’Angelo Lodigiano, non prima di aver provato l’esperienza americana con l’Hartford.

Da allenatore, dopo aver guidato per un breve periodo la Nazionale italiana femminile e la Lazio femminile, allenò la Cynthia di Genzano, poi vinse con il Siena il campionato di serie C2 1984-‘85 e ottenne una promozione, sempre militando in C2, con il Venezia nel 1987-‘88, primo allenatore avuto dal presidente Maurizio Zamparini. Si è seduto anche sulle panchine di Spal, Perugia, Spezia, Alessandria, Modena e Aosta.

In panchina con l’inseparabile toscano
L’Aessandria 1992-’93 al completo. In piedi da sinistra: Pescolla (mass.), Tonini, Gargioni, Bertotto, Zanuttig, D’Amico, Battistini, Mezzetti, Lenisa, Bonadei, Siroti, Alessio (mass.) Serioli, Chiappino, Perugi, Maddè, Mazzola (all.), Roselli (2.all.), Maurino, Sabato, Alfano, Didonè, Albasi, Ferraris (dott.)
Ferruccio Mazzola (3)

Ferruccio Mazzola è passato alla storia del calcio non per le sue imprese sul campo, ma per le denunce contro la Grande Inter e il presunto doping di squadra da parte di Helenio Herera. Per questo era stato abbandonato da colleghi e parenti. A fronte di cotanti famigliari, che della storia del calcio hanno scritto alcune delle pagine più luminose, lui decise di raccontarne gli angoli più bui. Una specie di Carlo Petrini in tono minore, visto che il suo libro non ebbe la medesima risonanza di quelli scritti per la Kaos Edizioni dall’attaccante protagonista del calcioscommesse del 1980. Mazzola pubblicò nel 2004 per Bradipo Libri “Il Terzo Incomodo”, in cui denunciava le pratiche dopanti nel calcio fin dagli anni Sessanta. Il suo j’accuse non solo rimase inascoltato, ma gli valse l’emarginazione e l’ostracismo da parte del mondo del calcio. E del fratello Sandro. Obiettivo delle denunce fu soprattutto la Grande Inter di Helenio Herrera, nella quale Ferruccio giocò una sola partita, ma di cui il fratello Sandro fu uno dei protagonisti. Le critiche più forti nei confronti del tecnico spagnolo: accusato di dopare consapevolmente i propri giocatori.

I due fratelli Mazzola nell’Inter.

Tagnin (2)

Ferruccio Mazzola fece gli esempi circostanziati delle morti premature di Armando Picchi (36 anni, tumore), Carlo Tagnin – nella foto a fianco con la maglia dell’Alessandria –  (67, osteosarcoma), Mauro Bicicli (66, tumore al fegato), Ferdinando Minussi (61, epatite C), tutti giocatori di quella squadra. Per questo fu “scomunicato” dal mondo del calcio. Sia il fratello Sandro che l’amico Facchetti, entrambi dirigenti dell’Inter, ruppero con lui ogni rapporto e la società nerazzurra lo querelò per diffamazione, chiedendo tre milioni di euro per danni morali e patrimoniali. Ma il giudice respinse la richiesta dell’Inter e la condannò al pagamento delle spese processuali. Nel frattempo si erano spenti anche Giuseppe Longoni (64 anni, vascolopatia) ed Enea Masiero (75, tumore) tutti passati dalla Grande Inter, e tutti deceduti prematuramente. Come lo stesso Facchetti scomparso per un tumore nel 2006 a soli 64 anni. Non solo Grande Inter però. Oltre ai nerazzurri Mazzola denunciò l’uso di doping anche nella Roma, nella Lazio e nella Fiorentina, ma nessuna Procura della Repubblica ha inteso aprire fascicoli per indagare su queste morti.

Ferruccio Mazzola (8)
Ferruccio Mazzola (9)
Così i giornali annunciarono la morte di Ferruccio Mazzola nel 2013

Lo ha fatto solo la Procura di Firenze nel 2005, dopo le denunce della vedova di Beatrice (deceduto di leucemia a 39 anni nel 1987), per indagare sul sistema doping alla Fiorentina negli stessi anni. Dato che anche qui la lista di ex calciatori scomparsi prematuramente o gravemente ammalati è lunghissima. In questo caso ci sono stati dei rinvii a giudizio (anche nei confronti dell’ex allenatore dei viola Mazzone, accusato di omicidio preterintenzionale) poi caduti in prescrizione.

Ancora Mazzola con la Fiorentina prima di un partita a “San Siro” contro il Milan

Negli ultimi anni Ferruccio, cui il libro aveva dato solo enormi dispiaceri, sia dal punto di vista affettivo che nel vedere le sue denunce lasciate cadere nel dimenticatoio, divenne presidente dell’Associazione Vittime del Doping fondata dai famigliari di Beatrice e continuava ad allenare per passione i ragazzini a Roma. Ma di quel libro che gli aveva provocato così tanto dolore, scusandosi, preferiva non parlare. Nel maggio del 2013 se ne è andato anche lui.  Una persona che al sistema dei segreti e delle omertà aveva preferito opporsi, e per questo  è morto in solitudine.

Mario Bocchio

Bibliografia:

“La grande Inter di Helenio Herrera e il doping. Aveva ragione Ferruccio Mazzola”, Alessandro Gilioli, “L’Esprtesso” 10 novembre 2015.

Nerazzurro Tenebra”,  “Storie di Calcio”.

“Morto Ferruccio Mazzola, il ‘terzo incomodo’ che decise di non allinearsi”, Luca Pisapia, “Il Fatto Quotidiano” 7 maggio 2013.

“Omicidi a colpi di doping”,  “L’Espresso”, 30 giugno 2005

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