Lo scandalo del calcio-scommesse 1980 colpì il calcio italiano nella stagione agonistica 1979–’80 e vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A e B, i quali truccavano le partite di campionato attraverso scommesse clandestine che per la Figc rappresentavano casi di illecito sportivo. Le società coinvolte nell’inchiesta furono Milan, Lazio, Bologna, Juventus, Avellino, Perugia, Fiorentina, Pescara in Serie A e Napoli. Palermo, Taranto, Pistoiese, Lecce e Genoa in Serie B. Il Pescara, la Fiorentina e il Napoli furono le società ad essere prosciolte dall’inchiesta, la Juventus l’unica assolta.

Si trattò del primo grande scandalo di illeciti sportivi e partite truccate nella storia del calcio italiano, tanto che il presidente federale Artemio Franchi (all’epoca anche presidente dell’Uefa) decise, in seguito, di rassegnare le dimissioni dalla carica che ricopriva. Il tutto avvenne a soli tre mesi dall’inizio del Campionato europeo di calcio 1980, che si giocò proprio in Italia, il che fece perdere molta credibilità al calcio nazionale, sia in patria che all’estero.

Calciatori alla sbarra: da sinistra si riconoscono Albertosi, Manfredonia,
Rossi e Zecchini

Un caso particolare fu quello di Bologna-Juventus. I giudici federali sentenziarono che la partita non fu truccata, anche se all’epoca la loro decisione lasciò molti dubbi.

La partita era finita 1–1, dopo due reti abbastanza curiose (quella della Juve su cross da centrocampo di Causio e liscio in uscita alta del portiere Zinetti totalmente solo, il pareggio del Bologna su autogol). L’ex giocatore del Bologna Carlo Petrini, scomparso nel 2012, nel suo libro Nel fango del dio pallone (ed. Kaos) ha raccontato la sua versione dei fatti, e cioè che le due società si erano accordate per ottenere un pareggio.

Il libro di Petrini

Petrini, inoltre, ha raccontato che le due squadre erano state assolte nella circostanza perché l’ex presidente bianconero Giampiero Boniperti avrebbe convinto Cruciani a non presentarsi in aula (Petrini dice probabilmente dietro un cospicuo pagamento).

Alvaro Trinca: “Quella domenica del 13 gennaio doveva essere il giorno del nostro riscatto. Con Cruciani infatti avevamo deciso di giocare una martingala su quattro partite, tre delle quali sapevamo combinate: la vittoria della Lazio sull’Avellino e i pareggi della Juventus col Bologna e del Genoa col Palermo; la quarta partita, Pescara-Inter, era l’unica pulita, e noi puntammo sulla vittoria dell’Inter. Per Bologna-Juve, Massimo mi aveva riferito che il risultato era stato già pattuito dal presidente della Juve Boniperti e da quello del Bologna Fabbretti; era una partita talmente sicura che a Cruciani telefonarono Carlo Petrini e Giuseppe Savoldi del Bologna chiedendogli di puntare a loro nome e di altri compagni 50 milioni sul pareggio.

Massimo Cruciani e Alvaro Trinca

Io e Cruciani scommettemmo sulle quattro partite 177 milioni. E facemmo altre puntate a nome di altri giocatori di cui per ora non faccio il nome. Se tutto filava liscio avremmo vinto un miliardo e 350 milioni e pagato tutti i debiti che avevamo con i bookmaker.

Purtroppo ci fregò la Lazio, che invece di vincere come d’accordo la partita con l’Avellino la pareggiò, cosi saltò la nostra martingala sulle quattro partite.

Alcuni dei calciatoro coinvolti

Quanto ai 50 milioni che avevo sborsato per conto di Cordova, costui non me li ha più restituiti. Sono convinto che, nonostante mi avesse promesso la vittoria della Lazio, abbia fatto invece di tutto per il pareggio. Non so, probabilmente avrà giocato centinaia di milioni su questo risultato…”.

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