Nel centesimo anniversario della nascita, Nereo Rocco fu ricordato nel 2012 a Trieste, sua città natale, con una bella mostra fotografica. La ricorrenza fu altresì commemorata da molti quotidiani compreso il Giornale di Vicenza che gli dedicò un bellissimo articolo. Infatti anche nel vicentino, in particolar modo a Thiene, Nereo Rocco era di casa; aveva molti amici tra i quali Nino Carlo Rosa, compagno di squadra nella Triestina e l’ex giocatore del Padova di Kurt Hamrin, cioè Silvano Chiumento detto Sipe.

Il Padova di Rocco con Silvano Chiumento, in piedi ultimo a destra

Qualcuno, magari nauseato dal calcio evoluto servito in tutte le salse, oppure sconfortato nel dover sorbirsi la solita minestra del gioco della pedata senza fantasia, obbietterà sorpreso: “Ma chi era costui per meritarsi tanto onore?” El Paròn, come era nominato “el simpatico triestin”, è stato il inventore del calcio moderno; un uomo bonario mimetizzato nei panni d’allenatore burbero.

El Paròn, con il portiere del Treviso Emilio Pozzan (ex Thiene)

A me piace ricordarlo ancora una volta a tanti di distanza dalla nascita del 20 maggio 1912, cioè a ben 108 anni di distanza, ai giovani d’oggi e a tutti quelli che hanno vissuto l’epopea d’oro degli stadi stracolmi.

Prima dell’avvento del leggendario Rocco, lo schema di gioco prevedeva due difensori centrali in linea senza compiti di marcatura (doppio libero) che dovevano semplicemente “spazzare” l’area. Poi arrivò lui, El Paròn, con Gipo Viani, i due protagonisti della storia del “catenaccio all’italiana”, che disposero al fianco di questi due liberi, due terzini di fascia inventando così la difesa a quattro.

Nereo Rocco in panchina con Gipo Viani

Non contenti decisero che i due difensori centrali non dovevano più rimanere sulla stessa linea orizzontale ma, distanziati di circa cinque metri, spostati sulla verticale: quello davanti a marcare il centravanti avversario e l’altro a fare il battitore libero chiudendo i varchi. A centrocampo trasformarono giocatori offensivi in registi collegandoli sempre a tre attaccanti. La strategia del modulo di gioco era supportare con un mediano di spinta il centrocampista rifinitore per distribuire palloni giocabili alle “punte” che andavano a concludere a rete.

Chiumento con la maglia del Genoa

Ma le cose più gustose di Rocco, al di là dei lusinghieri risultati ottenuti, schemi di gioco e tattiche inventate, sono la carica umana di simpatia e le innumerevoli perle di saggezza passate alla storia che fanno grande quest’uomo semplice e schietto. Qualche esempio? Questa spiegazione la dava a chi chiedeva delucidazioni sul modulo di gioco da lui adottato: “ Solo noi femo el catenaccio. Gli altri fa calcio prudente…”.

La figurina di “Sipe” con la carriera

Venerdì: ultimo test prima della partita. I giocatori ascoltano attenti la strategia tattica del mister: “ Domenega xogheremo così: Cudicini in porta, tutti gli altri fora”. Prima di una gara decisiva scandisce serio: “ Tuto quel che se move su l’erba, deghe. Se xè la bala, pazienza…”. Un allenatore avversario gli augura che vinca il migliore e lui per tutta risposta obbietta: “Vinca il migliore? Ciò, speremo de no…”.

Rocco, usando abitualmente il dialetto triestino, pensava di parlare una lingua universale, perciò, fece questo commento sconsolato riferendosi allo svedese Nils Liedholm che non lo capiva quando spiegava: “Sto mona de Baron : con lu me toca sempre parlare italian”. Ma il meglio dai suoi giocatori lo tirava fuori nei momenti decisivi come per esempio a Wembley quando rivolto alla squadra che stava recandosi al mitico stadio londinese prima della finale di Coppa dei Campioni alzandosi in piedi disse per spronare i timidi: “ Chi no xè omo resti sul pullman” e si risedette di fianco all’autista.

“Nino” Carlo Rosa con la maglia del Thiene

Termino il mio breve excursus di frasi celebri di questo allenatore d’altri tempi che evoca in me grande nostalgia, con la finale di Coppa dei Campioni giocata dal Milan a Madrid nel 1969, quando Malatrasi gridò verso l’allenatore milanista che Anquilletti era in difficoltà nel marcare il fuoriclasse olandese Cruyff. “Cossa xè chel vol?” chiese Rocco al dottor Monti che gli stava di fianco sulla panchina. “Chiede di cambiare marcatura”. “Sì? Dighe che el se cambiasse le mudande!”… Altri tempi! Altro spirito! Calcio dell’altro mondo! Grazie Maestro!

Giuseppe (Joe) Bonato