Avere una buona autostima è da sempre un arma a doppio taglio. Se da un lato permette di non farsi traumatizzare troppo dalle difficoltà, dall’altro il rischio è quello di rimanere accecati dalla propria boria e di andare incontro a bruschi ridimensionamenti. Ovviamente l’autostima va di pari passo con il nostro effettivo valore e l’autovalutazione non è una delle pratiche più semplici da attuare. Un conto è essere il vanitoso de Il Piccolo Principe, un altro è essere la squadra più forte del mondo. Un conto è valutare le nostre capacità in quanto individui, un altro avere un insieme di persone pagate apposta che stabiliscono cosa sia giusto o sbagliato fare. Questa è la storia di una festa per una ricorrenza importante. E’ la storia dei cent’anni del Real Madrid e di quello che è stato ribattezzato “El centenariazo”.

Una formazione del Madrid nel 1906

Il Real Madrid è una società polisportiva fondata il 6 marzo 1902 che ha come fiore all’occhiello la squadra di calcio. I Blancos sono infatti una delle società più titolate al mondo, vincitrici all’epoca di 28 campionati spagnoli, 8 Coppe dei Campioni, 17 Coppe di Spagna e 6 Supercoppe. L’egemonia europea dei madrileni era iniziata negli anni’50 quando la squadra che aveva nel suo organico giocatori del calibro di Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskàs, Francisco Gento, Raymond Kopa e Josè Santamaria e vinse le prime cinque edizioni della massima competizione europea. Negli anni a venire il Real, pur non riuscendo più a vincere in Europa (ultimo trionfo nel 1966), continuò a dominare in patria, dando vita a duelli epici nel “Clasico” contro il Barcellona.

Il Deportivo La Coruña festeggia al Bernabeu

Lo scontro assumeva anche un significato politico visto che la formazione madrilena era il simbolo della Castiglia e del centralismo dello stato mentre il Barcellona era l’immagine dell’orgoglio indipendentista catalano. Anche in epoca franchista il Real Madrid era accusato di essere la squadra protetta dal dittatore, anche se i fatti dicono che a soffrire il regime furono entrambi i club. Tra gli anni ottanta e gli anni novanta poi il Real aveva ricominciato a vincere anche in Europa trascinata da vere e proprie bandiere del calcio spagnolo come Emilio Butragueno, Fernando Hierro e Raul e alcune stelle straniere tra cui Hugo Sanchez, Ivan Zamorano, Fernando Redondo e Luis Figo. Nell’anno del centenario  il Real era probabilmente la squadra più forte del mondo e a comporre l’organico dei madrileni oltre ai già citati Raul, Hierro e Figo c’erano il fenomeno Zinedine Zidane, il terzino Roberto Carlos e l’altro prodotto della cantera madrilena Fernando Morientes. 

Il Real Madrid che conquista la Coppa dei Campioni 1965-’66

Arriva il 6 marzo 2002 e per festeggiare una data così importante per una società così prestigiosa è necessario organizzare qualcosa di speciale. Vengono create delle divise apposta per l’evento, il tenore Placido Domingo canta davanti a tutto lo stadio un inno che celebra la grande squadra spagnola. Ma non basta. Di solito in questi casi si crea un evento sportivo di contorno, un’amichevole senza pretese o una partita di vecchie glorie che consenta ai tifosi di vedere in campo gli idoli di oggi e di ieri. A festeggiare i cento anni non è però una squadra qualsiasi ma il Real Madrid, il club più titolato del mondo. I dirigenti vogliono essere “galacticos” anche nei festeggiamenti e allora hanno un’idea geniale: disputare la finale di Copa del Rey allo stadio Santiago Bernabeu proprio il giorno del centenario. Nessuna squadra ha mai celebrato il secolo di vita con una vittoria da inserire nel proprio palmares e il Real Madrid può essere unico anche in questo.

Zinedine Zidane

Molti criticano la scelta, il fatto di giocare in casa con un ambiente così carico per le celebrazioni del centenario è un vantaggio che rischia di falsare l’esito della partita. Ma tant’è, alla fine la data resta il 6 marzo con i madrileni che se la devono vedere in finale contro il Deportivo La Coruña. I galiziani sono avversari di tutto rispetto e vivono in quegli anni l’epoca migliore della loro storia. Hanno vinto la loro prima Liga nel 2000 e sono reduci da un secondo posto in classifica. La squadra di Irrueta ha diversi giocatori di livello internazionale come gli spagnoli Juan Carlos Valeron e Diego Tristan e i brasiliani Mauro Silva e Djalminha. Nonostante questo però il Real è ovviamente strafavorito e tutto è pronto per “la gran fiesta blanca”, con il Deportivo che sembra relegato al ruolo di vittima sacrificale della squadra più forte del mondo.

Il Deportivo prima della finale

Il Santiago Bernabeu quel giorno indossa il completo delle grandi occasioni ed è gremito di maglie bianche, fatta eccezione per un rumoroso spicchio di supporters del Deportivo. Fin dalle prime battute risulta chiaro che i galiziani non hanno nessuna voglia di fare gli sparring partner alla festa del Real e attuano un gran pressing sui portatori di palla avversari. Allo stesso modo sugli spalti i tifosi del Deportivo non vogliono in nessun modo farsi sottomettere dalla marea blanca e sostengono la loro squadra con tutta la voce che hanno in corpo.

Figo

Al 6’ accade l’imprevedibile: il rapidissimo Sergio scambia con Tristan, salta Hierro come un birillo e batte il portiere delle merengues Cesar in uscita, proprio vicino alla parte di tribune destinata ai tifosi ospiti. 0-1. Deportivo in vantaggio. L’atmosfera è irreale, con tutto lo stadio ammutolito e uno spicchio impazzito di gioia. Ma sono passati solo sei minuti, vuoi che il Real si faccia mettere sotto il giorno della sua festa? Vuoi che i vari Zidane, Roberto Carlos, Raul e Morientes non ribaltino il match? Il gol invece esalta ancora di più i galiziani, che non mostrano alcun timore reverenziale e al 38’ avviene il secondo evento chiave della partita. Dopo un’azione prolungata, Valeron scatta sul filo del fuorigioco e serve Tristan che sotto misura firma il raddoppio dei suoi. Incredibile. 0-2 al Bernabeu! Se un alieno fosse sbarcato in quel momento su Madrid avrebbe visto uno stadio incredulo e silenzioso fissare i tifosi galiziani saltare e urlare di gioia. Sia Sergio che Tristan dopo i gol mostrano ai tifosi una maglietta e si intravvede una scritta celebrativa. Segno che ci credono, ovviamente. Ma per uno spettatore esterno, per uno che non è in campo in quel momento quello che sta accadendo è semplicemente incredibile.

Il Real trafitto

E’ un po’ come andare a una festa per celebrare la più bella del reame e scoprire che quella del paese vicino se la sta facendo con l’erede al trono. Il Real non può permettersi di fare una figura del genere. Non quel giorno. Non davanti ai propri tifosi. Nel secondo tempo la formazione allenata da Vicente Del Bosque rientra in campo decisa a rimettere a posto il match. Da uno scambio tra i due migliori prodotti della cantera, Morientes e Raul, nasce il gol dell’1-2. Lo stadio esplode, le sciarpe con lo stemma dei blancos ricominciano a sventolare. Finalmente le cose tornano ad andare nel verso giusto. Il Real è un po’ pazzerello, ci ha fatto spaventare, ma che gusto ci sarebbe se tutto fosse facile? Ora ci sarà la rimonta, e poi finalmente sarà Fiesta.. questo pensa il tifoso madridista medio nel momento in cui Raul corre verso la metà campo appena dopo aver dimezzato lo svantaggio in evidente posizione di fuorigioco. E invece…

Il nervosismo delle Merengues

Invece niente, il Real non riesce a pareggiare. Ultimo assedio, palla in mezzo all’area, un difensore ospite libera di testa, triplice fischio finale. El Deportivo campeon de la Copa. L’istantanea sul Bernabeu è degna di un film dell’assurdo: i giocatori del La Coruna che corrono come schegge impazzite in mezzo al campo mentre il presidente Mendoiro non riesce a trattenere il sorriso ironico di fronte al collega madrileno Florentino Perez. C’è anche il capo assoluto della Fifa Sepp Blatter, presentatosi per l’occasione per celebrare il Real e ritrovatosi a consegnare la coppa a quelli del Deportivo.

Re Juan Carlos consegna la Copa del Rey al Deportivo La Coruña

I Galacticos invece fanno quasi pena: Casillas piange in panchina, Hierro protesta in modo piuttosto energico con l’arbitro, Raul vaga per il campo senza sapere che fare. E i tifosi che si guardano attoniti chiedendosi: “Ma ora che si fa? Si festeggia o si va a casa?”. Già, perché oggi è il giorno del centenario, il giorno più importante della storia del nostro club. E noi abbiamo la fortuna di tifare per la squadra più forte del mondo. Già, però mentre noi dovremmo festeggiare la coppa la stanno sollevando gli altri, che hanno nel cuore il piacevolissimo gusto dell’impresa beffarda.

La Copa del Rey in un Bernabeu ammutolito

Il calcio alla lunga rende giustizia ai più forti e il Real Madrid festeggerà il suo centenario con la conquista della nona Champios League. Il “centenariazo” è però ancora una ferita aperta del cuore dei madridisti che ricordano quel giorno che doveva essere di festa come uno dei più tristi della storia recente del club.

Da allora nessuna squadra ha più deciso di celebrare una ricorrenza con una gara ufficiale. Perché una partita è sempre una partita e nessuno è mai riuscito a vincere prima ancora di giocare. Perché le feste per loro natura hanno un copione imprevedibile e niente nella vita va poi come ci immaginiamo. Figuriamoci se poi c’è di mezzo una vittoria in una partita. E questo vale per tutti. Anche per il Real Madrid. Anche  il giorno del centenario.

Valerio Zoppellaro