Il 14 novembre 1996 fa freddo a Bologna. Un uomo, debilitato e assalito da febbre, bronchite e tosse si alza presto per accompagnare la figlia a scuola. La lascia all’entrata, la saluta con un bacio e torna a casa. Nel tragitto di ritorno si sente male e si accascia a terra. Lo ricoverano immediatamente all’ospedale e non è la prima volta che accade in quel periodo poiché quell’uomo è malato, non sta bene, deve fare i conti con una salute cagionevole. Quella volta però non ha scampo e la sera stessa muore per una crisi polmonare.

Quell’uomo è Giuliano Giuliani, portiere del Napoli di Maradona e vincitore di una Coppa Uefa e di uno scudetto a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Sulle cause della morte vi è un fitto mistero. Giuliani è morto per una crisi polmonare ma era ricoverato presso il reparto malattie infettive, da cui non filtra nulla. Anche i convenevoli successivi alla morte vengono sbrigati in silenzio, quasi con fretta. Il mondo del calcio non dà particolare importanza a quella morte, così strana per un giocatore che fino a tre anni prima aveva giocato ad alti livelli. Il nome di Giuliani finisce così nel dimenticatoio, come se l’anonimato dovesse essere un suo tratto distintivo anche in punto di morte.

La festa del napoli per la conquista della Coppa Uefa nel 1989 doppo la doppia finale con lo Stoccarda.

Giuliano Giuliani non è mai stato un personaggio o un tipo particolarmente appariscente. Aveva iniziato a fare il portiere per emulare il suo idolo Enrico Albertosi e aveva esordito nell’Arezzo, squadra della città in cui era cresciuto.

Nel Como

La sua carriera è rapida e, dopo l’esordio in serie A al Como, nel 1985 passa al Verona fresco vincitore dello scudetto per sostituire Garella, passato al Napoli.

Sono due portieri agli opposti, Garella e Giuliani. Il primo è spettacolare, con uno stile particolare mentre Giuliani è misurato e non cerca mai il numero ad effetto.

Nel verona, prima di una sfida con il Bari: è insieme al numero uno pugliese Pino Pellicanò

E’ abilissimo a calcolare la posizione perfetta per la parata e a farla passare come un gesto normalissimo.

E’ un perfezionista, Giuliani, molto timido e schivo sia in campo che fuori. Il suo allenatore del Verona Osvaldo Bagnoli lo ricorda come “un ragazzo chiuso, introverso, parlava pochissimo e io parlavo meno di lui, eppure andavamo d’accordo, avevamo rispetto reciproco e quel poco che ci dicevamo bastava a tutti e due”

Al San Paolo con Zenga, prima di un Napoli-Inter

Nella sua solitudine Giuliani è  un uomo curioso, che a suo modo che cerca sempre l’innovazione. Da buon geometra pensa a come inventare un laser per misurare la distanza della barriera. Ha un proprio lato creativo e ama disegnarsi le divise che indossava in campo. Un precursore del messicano Jorge Campos ma molto meno appariscente. E’ un appassionato d’arte e di gallerie, tutti interessi che però tiene per sé e che lo tengono lontano dal mondo del pallone. Il rendimento in campo è altissimo e nel 1988 arriva la chiamata del Napoli per sostituire ancora Garella. E’ il Napoli di Maradona, reduce dalla bruciante rimonta subita dal primo Milan di Sacchi nel 1987-88, ci sono Careca, Carnevale, Ferrara e Alemao. Nelle due stagioni partenopee Giuliani vince la Coppa Uefa il primo anno e lo scudetto il secondo.

Un primo piano di Giuliani

Sono anni belli e importanti anche dal punto di vista sentimentale: nel 1987, quando è ancora a Verona, il portiere conosce la show girl Raffaella Del Rosario con cui è amore a prima vista. I due si trasferiscono insieme a Napoli e il fatto di avere una relazione sentimentale con una donna dello spettacolo è forse l’unico aspetto che rende Giuliani un giocatore comune e simile ai suoi compagni di squadra.

Napoli in quegli anni è soprattutto Maradona, il che significa vittorie in campo e un lato oscuro al di fuori con festini a luci rosse, orge, cocaina, possibili coinvolgimento con la Camorra. Pur essendo due personaggi agli antipodi, Giuliani e Maradona vanno molto d’accordo tanto che dopo il matrimonio il portiere e la Del Rosario trascorrono la loro luna di miele con Maradona, la sua compagna e il suo staff in Polinesia.  Il 14 novembre 1989 Giuliani partecipa come tutta la squadra  ad un altro matrimonio, quello del Pibe de Oro a Buenos Aires. L’ evento, in pieno stile maradoniano, è caratterizzato da lusso, ingordigia e risse. Fa strano pensare ad un personaggio come  Giuliani in quel contesto, oltretutto senza moglie, rimasta in Italia perché in attesa partorire.  E’ particolare pensare un personaggio con un’immagine pubblica come quella di Giuliani in vacanza con Maradona.

Il portiere aretino mantiene il suo ruolo fino a fine stagione quando, nonostante diverse ottime prestazioni, la conquista dello scudetto e l’amicizia con Maradona, viene rimpiazzato da Giovanni Galli. Nulla di strano, da quel punto di vista, Galli arriva dal Milan, è forse il secondo portiere italiano più forte di quel periodo alle spalle di Walter Zenga. Suscita qualche perplessità il fatto che Giuliani finisca all’Udinese, nella serie cadetta, per uno strano caso del destino ancora al posto di Garella. Come è possibile che un ottimo portiere, a 32 anni, passi dal difendere la porta della squadra campione d’Italia alla serie B?Gli anni ad Udine sono caratterizzati da qualche infortunio di troppo e da alcune difficoltà. Nel 1992 arriva la prima notizia che suscita scalpore: un quotidiano sportivo esce con un titolone “Giuliani ha l’Aids”. Il portiere non replica, come suo stile. Lontano dalle telecamere si lascia andare ad un’affermazione: “Bastardi, sono solo capaci di mettere in giro voci”. Sembra una smentita, in realtà è più uno sfogo. La sua ultima partita in carriera è la prima di campionato della stagione 1992-’93, Udinese-Inter 2-1, che sancisce il ritorno dei friulani nella massima serie. In quella partita Giuliani si infortuna gravemente e non rientra più fino a fine stagione. Il suo nome balza ancora agli onori delle cronache nel maggio del 1993 quando viene arrestato dalla polizia di Udine per possesso di cocaina finalizzata allo spaccio. Una storia strana per la quale Giuliani viene immediatamente rilasciato. Non si capisce come un personaggio come lui possa essere coinvolto in un caso del genere visto che chi lo conosce giura che sia sempre stato un atleta modello ed estraneo a quel tipo di mondo.  A fine carriera Giuliani si trasferisce a Bologna, città in cui gestisce un negozio di abbigliamento. Tutti si dimenticano di lui e lui fa di tutto per passare nel dimenticatoio, fino alla notizia della morte.

In questa vicenda fin da subito si capisce come il silenzio sia più conveniente a tutti. Alla famiglia ma soprattutto al mondo del calcio, troppo ipocrita e benpensante per stare vicino ad un sieropositivo. Perché erano gli anni ’90 e ancora vigeva lo stereotipo che l’Aids fosse una malattia “per froci o per tossici”. Giuliani non è né uno né l’altro e allora ci si chiede come abbia potuto contrarre la malattia. Subito si pensa al matrimonio di Maradona, nel 1989, a quell’evento mondano con risvolti a luci rosse sconosciuti ai più. Chissà che cosa nascondeva Giuliani, chissà se qualcuno conosceva quali fossero i suoi vizi privati. Quello che è certo è che il maxi evento di Buenos Aires  è stato, per la vita del portiere aretino, l’inizio di una triste parabola discendente culminata con la morte:  la separazione dalla moglie, lo strano trasferimento a Udine, gli infortuni con tempi di recupero lunghissimi, le tante chiacchiere.

Giuliano Giuliani all’Udinese nel 1993

Della morte di Giuliani non si hanno conferme ufficiali fino al 2010 quando l’ex moglie rende pubblico quello che tutti sapevano e che hanno preferito tacere. Si, Giuliano Giuliani è morto di Aids ed è stato contagiato per un rapporto sessuale con una donna. E’ stato un tradimento, un errore. E quell’errore è stato  probabilmente compiuto in un luogo losco, con persone che è meglio non conoscere, in un posto in che è meglio non vedere. Giuliani molto probabilmente non era solo quando ha contratto il virus, oltre alla donna con cui è andato c’erano probabilmente altre persone, probabilmente altri giocatori. Giuliani è stato forse meno attento, sicuramente più sfortunato.  Alcune notti possono durare anni, a volte possono addirittura essere eterne  e incredibilmente buie. Altre notti invece finiscono e i mattini a quel punto sono riflessivi, paraculo e tanto ipocriti. E’ meglio non parlare di Giuliani, è meglio per tutti, è meglio non aprire quel lato oscuro di subconscio che caratterizza il mondo del calcio e che si nasconde dietro le parole di circostanza. Resta un uomo che prima di morire era comunque riuscito a fare in parte pace con sé stesso e con il suo passato, tornando vicino alla ex moglie e alla piccola figlia. Resta una bimba, che a sei anni rimane senza padre. Resta un uomo che si accascia al suolo e non si sveglia più. Chissà che volto ha dato ai propri fantasmi.

Valerio Zoppellaro