Con in lizza squadre come Benfica, Roma e Feyenoord, quasi nessuno avrebbe scommesso sulla Dinamo Tbilisi. Eppure i georgiani, all’epoca ancora sotto la bandiera sovietica,rendono protagonisti di un’eccezzionale prestazione raccogliendo consensi in tutto il continente.

L’allenatore Nodar Akhalkatsi aveva messo insieme un gruppo interessante, imperniato sul capitano e motore del centrocampo David Kipiani.

La classe di David Kipiani

La potenza e la velocità in attacco erano garantiti da giocatori come Ramaz Shengelia e Vladimir Gutsaev, mentre la difesa poteva contare su Alexandre Chivadze.

Nessuno nota i georgiani fino alla vittoria sul West Ham United per 4-1 a Londra e, nell’andata della semifinale, sul Feyenoord per 3-0 a Tbilisi. Dopo essere passati sotto per 2-0 prima dell’ora di gioco a Rotterdam, i georgiani devono però dare fondo a tutte le proprie risorse difensive per poter staccare il biglietto per Düsseldorf.

Tre pilastri di quella squadra: Chivadze, Gutzaev e Kipiani

Incredulità anche per il Carl Zeiss Jena di Hans Mayer già al primo turno, quando al 3-0 fuori casa contro la Roma di Falcao la squadra risponde con un sonoro 4-0 a Jena. Per dimostrare che non si trattava di un caso, i tedeschi eliminano i campioni uscenti del Valencia con un complessivo 3-2 e confermano di meritare la finale superando il Benfica con un complessivo 2-1.

La seconda squadra ad arrivare in una finale proveniente dalla Repubblica Democratica Tedesca (dopo il Magdeburgo) sembra avviata al successo dopo il gol di Gerhard Hoppe al 63′, che porta in vantaggio i tedeschi in una partita molto combattuta giocata nel Rheinstadion di Düsseldorf davanti a soli 9.000 tifosi.

Una fase della finalissima al Rheinstadion di Düsseldorf
Il talentuoso e sfortunato Vit’ali Daraselia, scomparso improvvisamente nel 1982

Con il gol del pareggio di Gutsaev quattro minuti dopo e quello decisivo di Vitali Darasselia all’87’, il trofeo va però meritatamente alla squadra georgiana.

Aleksandre Chivadze  riceve la Coppa delle Coppe dall’allora presidente dell’Uefa, l’italiano Artemio Franchi

Ramaz Aleksandrovich Shengelia

L’arrivo di Paulo Roberto Falcao fa sognare la Roma zonarola di Liedholm e quando al primo turno il Carl Zeiss Jena viene fatto secco all’Olimpico con con 3-0 da capogiro pochi pensano che proprio i tedeschi orientali passeranno il turno e arriveranno in finale. Andiamo per ordine: nella calda serata romana bastano pochi minuti ai giallorossi per sbloccare il risultato con un pregevole colpo di testa di Pruzzo. E’ solo l’antipasto: al 23′ la testa di Ancelotti batte Graphetin e al 72′ la ciliegina sulla torta arriva da Falcao con uno stupendo stop di petto in elevazione e un bolide di sinistro per il 3-0 conclusivo.

I festeggiamenti al rientro a Tbilisi

Già sicura della qualificazione, la Roma affronta la trasferta a Jena come una passeggiata tra i colli e invece deve far fronte alle orde tedesco-orientali che si avventano già dal primo minuto sulla fragile difesa a zona di Liedholm.

Non bastano gli interventi miracolosi di Tancredi, due pali e una traversa, il Carls Zeiss Jena ne mette a segno quattro di reti, due per tempo (Krause, Lindemann e doppietta di Bielau) e supera il primo turno arrivando alla fine del tabellone a giocarsi la finale contro la Dinamo Tbilisi.

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