22 giugno 2006… quello che poteva essere. 22 giugno 2006… quello che non è stato. 22 giugno 2006… quello che, nonostante tutto, è un giorno da ricordare con orgoglio. Simone Barone cresce nelle giovanili di un Parma anni ’90 che sulla carta fa parte delle provinciali ma, a giochi fatti e con i verdetti del campo, recita la parte della protagonista poco propensa a piegarsi davanti all’avversario di turno.

Nell’Alzano Virescit

Nel 1996 finisce il ciclo di Nevio Scala e sulla panchina emiliana arriva un giovanissimo Carlo Ancelotti, amato figlio di quella terra e già stimato mister dopo aver riportato in A la Reggiana. La squadra è colma di talenti (dai nostrani Buffon, Cannavaro e Chiesa agli stranieri Crespo, Sensini e Thuram) e per l’appena maggiorenne Simone è scontato che il suo inserimento sarà minimo se non nullo; eppure non rimane solo un nome buono per la Primavera perché nel corso della stagione la mezzala raccoglie alcune convocazioni. Il Parma, scrivendo l’ennesima ed emozionante pagina calcistica del periodo, non solo arriva secondo ma contende il tricolore alla Juventus quasi fino all’ultimo. Barone ottiene qualche panchina fino al tanto desiderato esordio, il 4 maggio del ’97, in una sfida delicata per la classifica.

Barone con la maglia del Parma

I ducali sono ospiti dell’Atalanta che sblocca il match con il talento mai visto completamente di Gigi Lentini. Il Parma non molla la presa e con la coppia Crespo-Chiesa riporta i tre punti in Emilia. Simone entra proprio al posto del Valdanito quando ormai il novantesimo si era già palesato. Briciole, ugualmente gradite, per Simone che assaggia un minutaggio maggiore tre giornate più tardi, quando i gialloblù bloccano difatti la matematica certezza del titolo bianconero (arriverà la domenica successiva); niente campionato riaperto ma il pareggio al Delle Alpi tiene coperto il secondo posto e vede il giovane Barone scendere in campo in mezzo a tante stelle della Serie A… questa volta dando il cambio a Pedros.

Forse nel tempio dei grandi campioni c’è spazio pure per il centrocampista di Nocera Inferiore ma il cammino si presenterà tortuoso quando, l’anno successivo, il numero delle presenze rimarrà immacolato. Si arriva dunque al 1998, con Barone chiamato a mostrare il suo valore al Padova, in C1. Con la nobile decaduta Simone gioca e segna pure (4 sigilli in campionato) ma tutto ciò non basta per salvare la squadra dalla retrocessione nella quarta serie italiana. Se la realtà appare brutale, non resta che rifugiarsi nelle favole alla ricerca di sogni da trasformare in concreto: Alzano Virescit prima e Chievo poi sono le piazze ideali dove fantasticare ad un passo dall’impresa.

Sfuma tutto con i lombardi, dove la cadetteria respinge gli uomini di Foscarini ma nel Veneto sarà tutta un’altra musica. La banda di Delneri suona la carica in ogni match affrontato e a giugno, nell’incredulità dei più, termina la stagione con un terzo posto che vuol dire massima serie. Barone è uno degli artefici del miracolo e i clivensi lo confermano pure per il campionato successivo ma la titolarità del centrocampista viene minata dai nuovi arrivi e nello straordinario cammino dei gialloblù c’è poco del centrocampista tuttofare. Pazienza perché nel 2002 è il Parma a rivolerlo, in una squadra anni luce lontana dai fasti di un tempo ma pur sempre una compagine di tutto rispetto, oltre che fresca vincitrice della Coppa Italia. Due anni in Emilia e poi altrettanti a Palermo: Barone è un punto fermo degli undici di partenza e ogni tanto trova pure la via del gol, garantendo mediamente quelle due/tre marcature annuali. In rosanero Simone non è più una scommessa tanto che il Trap, allenatore dell’Italia, lo convoca, proprio nel capoluogo siciliano, per l’amichevole contro la Rep. Ceca. Ne seguiranno diverse anche con Lippi, oltre a due gare per le qualificazioni, e alla fine il tecnico ex Juve lo porterà con sé nell’avventura mondiale del 2006.

In Nazionale con Pippo Inzaghi

Ecco quindi il 22 giugno e quell’esordio, ancora una volta la Rep. Ceca di mezzo, che avrebbe potuto regalargli pure la gioia di un gol nella massima competizione per nazioni. Condizionale obbligatorio quanto inutile perché se l’ipotesi deve vedersela con l’egoismo di Pippo Inzaghi, una creatura ghiotta solo di plasmon e palle buttate dentro, allora ci apparirà chiaro quanto l’azione possa finire sempre e solo in quella maniera… anche riproponendola ventimila volte.

Nel Palermo

Barone entra e dopo tredici minuti recupera un pallone invitante che finisce sui piedi di SuperPippo; il centrocampista sputa l’anima per accompagnare l’attaccante davanti a Cech e farsi servire il pallone… neanche a dirlo, fatica inutile.

Eppure Simone non se la prende e corre ad abbracciare il suo compagno goleador; per lui era già un sogno essere tra quei 23, figuratevi diventare campione del mondo… l’assenza del gol può tranquillamente passare in secondo piano. Ecco, con tutta probabilità, nella notte magica di Berlino si concluse pure la carriera del centrocampista (Torino, Cagliari e Livorno furono esperienze fortemente al di sotto delle aspettative).

Con la maglia granata del Toro in un derby contro la Juve: duello ravvicinato con Zebina

Non per questioni anagrafiche, aveva solo 28 anni, né tantomeno per scarse richieste da parte dei club ma per un senso di appagamento. Barone è uno di quelli che si è dovuto sbattere tanto per ottenere poco, addirittura nulla se il termine di paragone nasce dai trofei conquistati, ovvero zero. Improvvisamente ne sollevi al cielo uno, il più importante di tutti, quello capace di regalarti la gloria eterna nell’ambito sportivo: non ditemi che la rilassatezza non colpirebbe pure voi.

Al Cagliari, penultimo club della sua carriera giocata

Badate bene, non si tratta di mancanza di professionalità, semmai una presa di coscienza da parte di chi ha ottenuto alla fine più del possibile, andando oltre l’immaginabile, e ricaricarsi con nuovi stimoli è impresa ardua. “… anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali”, canta Ligabue. Beh, mediano o mezzala, come in questo caso, poco importa… Simone ha sempre conosciuto la fatica così come le botte. Alzare una coppa del mondo? Conosce pure quella magnifica sensazione.

Luca Fazi