La sua prima venuta nella città della mela annurca avvenne nel lontano settembre 1984. Grazie all’intermediazione dell’allora vice questore della Polizia di Stato, Ciro Del Duca, Maradona venne a Giugliano per incontrare la compagine locale di calcio che partecipava al campionato Interregionale. Ad accogliere il Pibe de Oro, al vecchio comunale “De Cristofaro”, vi erano in spasmodica attesa più di 3.000 tifosi, molti dei quali giunti da Napoli e dai paesi viciniori.

Una visita durata quasi un’ora durante la quale Maradona si sottopose, con grande disponibilità, ai flash dei fotografi che lo immortalarono con i calciatori, con i dirigenti e con i tifosi che avevano invaso pacificamente il rettangolo di gioco. A distanza di cinque anni ritornò nuovamente a Giugliano, popoloso centro dell’hinterland napoletano, per incontrare stavolta la squadra di calcio femminile che qualche settimana dopo avrebbe vinto lo scudetto e la Coppa Italia.

Diego Armando Maradona era il presidente onorario della compagine gialloblu. Antonella Carta, punta di diamante del Giugliano e della nazionale azzurra, lo ricorda così: “Un mito. Mamma mia, l’ho conosciuto quando giocavo a Giugliano. Era presidente onorario della nostra squadra e venne a vedere la partita che valeva lo scudetto. Prima della gara si è mise a palleggiare con noi, uno spettacolo, un’emozione. La sera andammo a festeggiare in un ristorante della fascia costiera. Io andavo spesso ai suoi allenamenti per copiarlo. Diego era una persona semplice, talento assoluto, è stato usato e invece andava protetto e salvaguardato. Fu Maradona a presentarmi Zola, mio corregionale”.

La terza ed ultima volta che “il pibe de oro” tornò a Giugliano fu il 6 giugno 2006. Erano trascorsi 17 anni dalla sua ultima venuta. Diego Armando Maradona, dimagrito e in buona condizione fisica, era stato invitato per giocare una partita di beneficenza, denominata “Giugliano Cuore”, promossa dall’Amministrazione comunale, dall’associazione Aspis presieduta da Michele Straniero, e dall’ex calciatore Josè Alberti.

La manifestazione servì a raccogliere fondi per l’acquisto di un’autoambulanza per la Croce Rossa. La vettura fu simbolicamente consegnata dallo stesso Diego, prima del calcio d’inizio della partita.

Maradona giocò, in una squadra formata da alcuni artisti napoletani, con la maglietta numero 10 dai colori molto simili a quelli della nazionale argentina. Contro c’era una rappresentativa di ex calciatori e amministratori locali.

La formazione di Maradona vinse la gara per 4 a 2 ed uno dei quattro gol fu realizzato proprio dall’ex giocatore del Napoli. Sugli spalti dello stadio non c’era la folla delle grandi occasioni. Un migliaio di persone ad applaudire ancora una volta Diego, che era giunto a Napoli il giorno prima e che si era trattenuto per due giorni vista l’impossibilità’ a giocare la gara per il nubifragio abbattutosi sulla Campania.

Durante la partita tutti gli occhi erano puntati sul fuoriclasse argentino, che la giocò al piccolo trotto ma dimostrando di avere ancora piede morbido e lancio millimetrico. La presenza in campo di Maradona riportò alla mente di molti i tempi più belli per il calcio napoletano. Un fascino che dovette annebbiare anche i riflessi dell’arbitro della gara che prima non si accorse della presenza in campo di 13 giocatori, nella formazione del Giugliano, e che poi, per ben due volte, non vide altrettanti falli di mano di Maradona ”la Mano de Dios”. Anche il rigore concesso per un atterramento in area non sembrò nettissimo, ma era quello che tutti aspettavano e dunque fu giusto così.

Dal dischetto Diego mandò il pallone da una parte e il portiere dall’altra, proprio come accadeva tanti anni prima, e subito dopo andò a raccogliere gli applausi del pubblico e gli abbracci dei compagni. Al termine della gara, durata circa 50 minuti, Maradona nel lasciare lo stadio fu fermato da una pattuglia di finanzieri che lo accompagnò in caserma dove gli furono pignorati i due Rolex che il campione argentino indossava al braccio destro e al braccio sinistro. Il sequestro fu effettuato per un debito col fisco di 31 milioni di euro. Prima di lasciare la caserma Maradona si affacciò dal balcone per salutare i tifosi che attendevano con ansia.

Il campione argentino, poi, il giorno dopo ebbe parole di elogio per i baschi verdi: “Li ringrazio perché si sono comportati benissimo, hanno fatto il loro dovere. Dispiace, però, perché ero venuto a Giugliano per una gara di beneficenza e mi sono visto sequestrare i due orologi. La giustizia vale solo per me. Però va bene così”. Poi passa a parlare dei Mondiali di calcio: “Sarà dura per tutti. Il Brasile è favorito, subito dopo viene l’Argentina, l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra che daranno filo da torcere ai carioca”.

Qualche mese più tardi (14 luglio 2006) i due promotori della gara di beneficenza, Michele Straniero e Josè Alberti, al termine di un’asta molto combattuta, ricomprarono i due orologi per riconsegnarli a Maradona. “Per prima cosa – spiegava Josè Alberti – andremo in Argentina per riconsegnare i Rolex a Maradona. Nello stesso tempo ci metteremo subito al lavoro per organizzare una grande festa a Napoli. Vogliamo che Maradona venga nella città dove ha lasciato tanti bei ricordi senza problemi, senza l’ incubo di qualche altro sequestro. Napoli e i napoletani gli sono eternamente grati. Non credo proprio che riusciremo a riconquistare gli scudetti e le coppe che Maradona ha dato a questa città. Tutti, penso, gli sono riconoscenti. E anche quei finanzieri che hanno eseguito il pignoramento, so che lo hanno fatto a malincuore”.

Nel 2017 Diego Armando Maradona, ospite negli studi dell’emittente televisiva “PiùEnne”, ricevette un video-messaggio dalla piccola Aurora Frascogna, la bambina di Giugliano che con la sua forza ed il suo sorriso è diventata il simbolo dei tanti bambini che lottano nella Terra dei Fuochi. “Diego ti mando un bacio da tutti i bambini del Pausilipon”, disse Aurora. La risposta di Diego non si fece attendere. Emozionatissimo gli fece tanti auguri e poi le mandò un bacio accompagnato da un breve messaggio: “Voi siete la vera essenza della vita”. Maradona era anche questo.

Paolo Buonanno