Si frugò nelle tasche, trovò il pacchetto. Prese una Marlboro, l’accese. “Baka, è ora di andare“, gli disse suo padre. “Solo un momento, Vlado“, rispose. Guardò in direzione del vecchio ponte sulla Neretva, dove una volta c’era il campo da calcio: lì tutto aveva avuto inizio.

 

 

Da ragazzino lo chiamavano “Hajduk“, il Brigante, per via della barba lunga, troppo lunga. Aveva talento.

 

Al Pescara insieme ad un altro talento puro, il brasiliano Leo junior.

 

Dalla squadra di Mostar, il Velez, era passato all’Hajduk, a Spalato. Fu allora che abbandonò gli studi in giurisprudenza. Gli mancava un solo esame per la laurea. Era veloce di piede e di lingua, era un ribelle, amava l’olandese volante Johann Cruijff, gli piaceva pensare di somigliargli un po’: la stessa leggerezza quando avanzava con il pallone, la stessa distratta meraviglia nel trovarselo incollato al piede. Aveva giocato anche in Italia, a Pescara. Ci era arrivato in traghetto, la prima notte aveva dormito in un Motel Agip con sua moglie. Erano felici.

Gli italiani si stupivano perché beveva troppi caffè, dieci erano troppi?, e perché fumava troppe sigarette. Due pacchetti al giorno, ma il fiato reggeva e l’allenatore lasciava fare: si chiamava Galeone, Giovanni lui lo chiamava, era un bel tipo, anarchico il giusto con il ciuffo sempre scompigliato e i pensieri pure. Si erano piaciuti fin da subito. Due zingari stropicciati, uniti dallo stesso mare Adriatico.

 

Il talento di Baka Sliskovic.

 

Ancora con Junior e con Mister Galeone.

 

 

Amava gli scacchi, ma tra i compagni in Italia non trovò nessuno alla sua altezza. Amava la bella vita, sua moglie questo l’aveva messo in conto. “Chat Noir”, si chiamava quel locale a Pescara. Al ricordo, gli venne da sorridere.

 

Junior, Bergodi e Sliskovic ai tempi del Pescara.

 

“Baka, sbrigati…” suo padre guardava fuori dalla finestra. Aspettava qualcuno. Baka si avvicinò. Dietro la finestra Mostar era una città devastata, silente e spopolata. Strade deserte, poche case rimaste in piedi, macerie e fumo ovunque, più in là campi bianchi di brina. Sentì il tonfo di una granata in lontananza. Si voltò. “Vlado…” Suo padre tentò un abbraccio, gli riuscì goffo e indeciso: Baka sentì la lana ruvida del maglione di Vlado pizzicargli il mento, poi vide lo sguardo di suo padre superargli le spalle e guardare oltre. Un taxi sgangherato lo stava aspettando in strada.

Blaž Slišković e’ stato uno degli idoli di infanzia di Zinedine Zidane, ai tempi in cui il bosniaco giocava nell’Olympique Marseille.

 

 

Fulvio Zara