Lo scudetto all’esordio in serie A con il grande Milan, la partita perfetta contro il Real Madrid, trafitto cinque volte, Barcellona invasa da ottantamila milanisti per il più grande esodo calcistico della storia, la finale vinta con lo Steaua, per la sua prima Coppa dei Campioni, l’epopea del mondiale americano del ʼ94, con la finale raggiunta grazie al gioco e alla forza della disperazione, trascinando al tifo un’intera nazione: questi sono alcuni gloriosi momenti della vita di Arrigo Sacchi, il “profeta di Fusignano”. 


Sacchi giocatore del Baracca Lugo

C’è anche Fusignano. Anzi, c’è un capitolo intero – il primo – dedicato tutto alla propria città natale. Aneddoti, personaggi, ricordi e lacrime.

Estratto della vita di Sacchi (tratto da “Forza Milan”)

Come quelle per il fratello Gilberto, morto in un incidente stradale a poche centinaia di metri da casa. È la storia di Arrigo Sacchi raccontata a Guido Conti. Storia romanzata. Anzi, storia raccontata. Il libro che racconta questa storia s’intitola “Calcio totale”.

Alla guida dell’Alfonsine 1976-’77

Peli sulla lingua, pochi. Le citazioni in dialetto sono nude e crude, ai limiti del “vietato ai minori2. Strappano anche un sorriso. La traduzione invece, è edulcorata. Ma i romagnoli parlano così. E solo gli indigeni possono capirne il senso. Ci sono spaccati di vita quotidiana e abitudini fusignanesi di vita notturna. Perché a Fusignano, un tempo paese agricolo, si viveva di notte.

Arrigo Sacchi allenatore della Primavera del Cesena.
Accosciato, si riconosce il portierone, futuro rossonero, Sebastiano Rossi

La casa della nonna di fronte alla villa di Vincenzo Monti è il punto di partenza. Tanto per mettere le cose in chiaro, papà Augusto e il regalo per il buon profitto scolastico – sarà forse un pallone da calcio? – stanno nella prima pagina. La Lucia “di furnèr”, cioè la mamma, due facciate dopo. La morale e gli insegnamenti, dappertutto.

Allenatore del Rimini

La storia di Arrigo Sacchi, che lascia il certo per l’incerto, è ormai di dominio pubblico. Meglio il pallone dell’avviatissima azienda di famiglia è l’incipit di molte narrazioni sul tecnico, che poi ha cambiato per sempre il modo di interpretare il calcio. Ecco allora che l’eloquio di Sacchi cede in maniera quasi impercettibile al sentimento quando, di mezzo, ci vanno le persone che lo hanno accompagnato nel dietro le quinte, dal “prof” Italo Graziani a Natale Bianchedi.

L’astrologo e cartomante Ido Silvagni – anche lui prof… – resta nella mente dei fusignanesi e in quella dei ravennati che, negli anni Cinquanta frequentavano la spiaggia di Marina.

Alla guida delle giovanili della Fiorentina

Prevedere che il Bellaria si sarebbe salvato in quarta serie, non era forse così difficile. Prevedere invece che la carriera di Van Basten sarebbe stata costellata da infortuni, lo era sicuramente di più. Ma la figura cui Arrigo Sacchi riconosce il merito di avergli cambiato il destino è il compianto bibliotecario Alfredo Belletti, scomparso undici anni fa.

Nel Rimini 1982-’83

Bastano quattro parole per sintetizzare le pagine ricche di gustosi aneddoti: “A lui devo tutto”. Spassosi i siparietti sulla Multipla. Così come trasudano tenerezza le citazioni di Ghinino Saviotti, presidente del Fusignano, e quella di Carles Balestra, terzino da 15 gol a campionato, ma sempre squalificato.

Ci sono tuttavia anche le notizie. Come il primo stipendio da 250mila lire al mese preso per allenare l’Alfonsine dopo i tre anni – con tanto di promozione dalla Seconda alla Prima categoria – passati al Fusignano.

Nel Parma 1985-’86

Il vecchio stadio di Alfonsine era in terra battuta, ed era conosciuto come il “Maracanà”. Sembra medioevo, e forse lo è: stagione 1976-’77. Presidente Tiscio – al secolo Teresio Gualdrini – il fornaio del paese, e il vice di Sacchi è Franco Ortolani. Evviva il calcio totale.

I successi del Milan

Post scriptum

Sacchi si diplomò allenatore professionista al corso di Coverciano, assieme  ad un altro grande del calcio, Zdenek Zeman.
Ha allenato squadre come il Fusignano, l’Alfosine e il Bellaria e, poiché mostrava nerbo e carattere, nonché lucidità e idee rivoluzionarie, nessuno si meravigliò quando gli affidarono il settore giovanile del Cesena. La cittadina romagnola era, allora, una specie di tempio del calcio.
Nella stagione 1982-’83 Sacchi devenne allenatore del Rimini in C1, l’anno dopo ci fu il passaggio alle giovanili della Fiorentina e nel 1984-’85 tornò di nuovo a Rimini in C1; nel 1985 si è trasferì a Parma dove rimase fino al 1987. Poi il Milan.

Sulla panchina della Nazionale italiana

In quegli anni ai vertici del calcio italiano c’era il Napoli di Maradona che adottava, come la stragrande maggioranza delle squadre partecipanti al massimo campionato, lo schieramento tradizionale. Sacchi invece, anziché uniformarsi al canovaccio tattico in voga, decide di schierare il Milan con un rivoluzionario 4-4-2.
La base su cui poggiava il suo progetto era quella di riuscire a creare una squadra in cui ogni giocatore avesse compiti importanti sia in fase difensiva che offensiva, una squadra quindi dove la collaborazione assumesse un aspetto rilevante.

Sacchi riuscirà, con il tempo, anche ad influenzare la mentalità calcistica, inculcando nella testa dei propri giocatori il concetto del “calcio totale”.

Vai a questo articolo