La storia del calcio intreccia inestricabilmente luoghi, squadre e personaggi. Quando si parla di Helenio Herrera, per esempio, il pensiero corre subito alla Grande Inter euromondiale degli anni ’60; il “Mago” ha caratterizzato un’epoca.  Ma c’era anche, negli stessi anni, un altro Mago, il “Mago di Turi” al secolo Oronzo Pugliese.

Pugliese fu l’artefice del primo Foggia di serie A nella prima metà degli anni’60. Di lui si ricorda il carattere impulsivo ed istrionico e la grande capacità di motivare giocatori e pubblico.Pugliese_Oronzo

Nato a Turi nel 1910, Pugliese ebbe un’infanzia difficile a causa dell’estrema povertà della sua famiglia. Riuscì a migliorare la propria situazione con il calcio.  Benchè non fosse un giocatore di straordinarie qualità tecniche, la sua carriera si sviluppò nella serie C (che nei primi anni ’30 si chiamava Prima divisione) del Centro Sud, in particolar modo a Siracusa e Messina dove concluse sua vita da calciatore per cominciare (in contemporanea) quella da tecnico. Seduto in panchina – anche se il termine seduto è decisamente esagerato per il Pugliese tecnico – Don Oronzo dimostrò subito le sue capacità.  Già nel 1949-’50, subentrato all’ungherese Balacics alla guida del Messina, vinse il campionato di serie C dopo spareggio con il Cosenza. In serie B le cose andarono meno bene e venne poi esonerato. Grandi risultati li ottenne anche con Reggina e Siena. Ma il successo che lo rese famoso nel calcio italiano avvenne quando approdò alla guida del Foggia.

 

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Due Maghi insieme, Oronzo Pugliese (a sinistra) ed Helenio Herrera.

 

Per la prima volta in una squadra pugliese con la sua verve, la sua arguzia, il suo modo di parlare con spiccato accento barese (quante similitudini con il “Paron” Nereo Rocco!) ottenne grandi risultati ottenuti alla guida dei Satanelli. Subentrato a Costagliola e Tabanelli  dopo la retrocessione in C, ottenne subito il ritorno in serie B, poi da matricola uno straordinario quinto posto seguito da una terza posizione che comportò la prima storica promozione in serie A. Nella massima serie portò la squadra ad un incredibile nono posto, piazzamento che verrà uguagliato, ma non battuto, dal Foggia edizione “Zemanlandia”.  Questi risultati che gli valsero anche un “Seminatore d’Oro” il prestigioso premio destinato agli allenatori di quel periodo.

 

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Lasciata Foggia fece tre anni alla Roma, idolo del pubblico ma senza i risultati sperati, poi di passaggio a Firenze e Bologna (in due occasioni) senza, come lui stesso dichiarò in un’intervista, “mai passare la linea Gotica”. Concluse la carriera allenando Termoli e Crotone sul finire degli anni ’70; gli offrirono anche prestigiose panchine all’ estero che rifiutò sistematicamente.  Morì a Turi l’11 marzo 1980 e con lui si spense un’importante figura di un calcio che non c’è più e che, chi l’ha conosciuto, rimpiange.

 

Sergio Giovanelli