“Se avessi saputo che per tutta quella roba avrei perso amici e rischiato di morire anch’io, non credo che potendo ritornare indietro, rifarei tutto da capo. E mi domando, se valga ancora la pena che un giovane sacrifici tutta la sua vita per un calcio del genere”. In quel giorno a San Siro si sarebbe potuto praticare tutt’altro sport rispetto al pallone che, in teoria, richiede una superficie di gioco ben tenuta sulla quale esprimere al meglio il proprio bagaglio tecnico… ma quando non hai nemmeno vent’anni e sei chiamato ad esordire alla Scala del calcio può andarti bene pure un campo di chiodi da percorrere completamente scalzo.

L’annuncio della sua morte

Era il 15 gennaio del 1967 e la piccola cittadina umbra di Gualdo Tadino si stava preparando a festeggiare due eventi speciali: la festività del compatrono Beato Angelo e il debutto in A con tanto di rete di uno dei suoi figli, ovvero Nello Saltutti. Il nome non è nuovo per coloro che masticano quotidianamente la materia calcistica, soprattutto per quelli affezionati al periodo degli anni sessanta-settanta dove i protagonisti in maglietta e calzettoni erano avvolti da un’aura imponente fino ad acquisire i tratti tipici della mitizzazione. Niente scarpini fluo o tatuaggi usurpatori di epidermide, divise ancora vergini e non stuprate dal marketing selvaggio degli sponsor; insomma, un modo di giocare e pensare al pallone senza fronzoli, “pane e salame” per dirla alla Mondonico (e non solo).

Nella Fiorentina

Nello quella maglia rossonera se l’è sudata fino all’ultima goccia dopo un percorso che sembrava proiettarlo verso altri lidi, magari meno piacevoli del dare calci ad una sfera di cuoio. A tre anni aveva dovuto abbandonare la città della ceramica per emigrare in Lussemburgo dove la sua famiglia, come molte altre, sperava di ritagliarsi uno spicchio di futuro fuggendo dalla miseria nera.

Nella Sampdoria

A Esch-sur-Alzette muove i suoi primi passi da calciatore grazie alla Jeunesse, una squadra che per i colori e la bacheca stracolma di successi nazionali ricorda molto la nostra Juventus. Ora, siamo onesti, se da una parte il Lussemburgo poteva offrire lavoro ed una serenità economica, lo stesso non poteva provenire dal piano sportivo non risultando, tanto per essere buoni, fra i migliori per quanto concerne il pallone. Nello ha 14 anni e il suo quotidiano non gli sta poi così stretto ma il proprio allenatore, il belga Barry, comprende che quel ragazzo è mille volte sopra il livello degli altri e come un padre di famiglia sprona il proprio atleta a cercare di meglio: “Cosa ci fai qui? Torna in Italia e vedrai che farai grandi cose”. Saltutti allora, grazie al supporto economico del padre, si trasferisce a Firenze dove viene ospitato da un suo zio e decide di fare un provino con la Fiorentina. Gli osservatori gigliati lo bocciano come “un ragazzo di scarse speranze” e riceve l’identico responso dal Prato; l’umiltà non mancava di certo a quel giovane sognatore che nel frattempo viene tesserato dalle Cascine Firenze, alternandosi fra calcio e lavoro.

Nella Pistoiese

Carriera bloccata già sul nascere? Assolutamente no perché il Milan non è dello stesso parere dei club toscani e opta per inserirlo nella lista dei nomi da provinare; nei test sono diversi gli occhi che lo scrutano al dettaglio e fra questi non mancano quelli clinici del “Barone” Liedholm, allenatore del Milan nonché totem del calcio mondiale. Nel taccuino dello svedese alla voce Saltutti c’è abbondante spazio per le note positive e l’ok ad aggiungerlo alle rose giovanili è praticamente unanime. L’esordio in prima squadra? Tutto frutto del duro lavoro e del pessimo stato di salute mostrato senza vanto dai “grandi”; l’attacco rossonero infatti è alquanto sterile e dagli undici, in vista del Bologna, viene spodestato nientemeno che il brasiliano naturalizzato italiano Sormani.

Nello raccoglie lo spunto di un altro carioca, Amarildo, e punisce l’estremo difensore Vavassori… un gualdese ha segnato in Serie A! Nella ripresa arriva il pareggio del tedesco Helmut Haller, uno che tre anni prima aveva contribuito nei felsinei ad uno storico tricolore, ma è roba di poco conto perché si parlerà quasi esclusivamente dell’attaccante umbro. Sembra essere il preludio per una storia dalle sfumature radiose ma l’idillio dura poco, il tempo di arrivare all’ora di sera, quando Nello, per volere del conduttore Enzo Tortora, viene invitato a partecipare alla Domenica Sportiva. Basta una battuta, una sola risposta alla domanda del presentatore, per mettere fine all’esperienza in rossonero: “Sei sorpreso del gol?” e Saltutti “Beh, non direi…sono uno abituato a farne”. L’intervistato (premiato con l’autoradio pur non avendo ancora una macchina) a ragion del vero mostrava una certa frequenza nel metterla dentro con la Primavera, e quella frase non uscì di certo per spocchia, semmai per troppa ingenuità ma dal nuovo mister rossonero Silvestri non furono contemplate giustificazioni alcune. Il giorno seguente, prima della seduta a Milanello, prese a pedate nel sedere il povero Nello dandogli del montato e con una promessa malauguratamente mantenuta: “Non giocherai più!”.

Ancora in maglia blucerchiata

Il Milan vincerà una Coppa Italia (la prima della sua storia) a fine stagione ma di Nello, esclusa un’altra presenza, nessuna traccia e viene così spedito in prestito in B, al Lecco. Con i blucelesti arriva una salvezza strappata con i denti e tramite spareggi ma per lui è tempo già di ripartire…c’è il Foggia ad aspettarlo! Ben quattro stagioni passerà in Puglia, tre delle quali sotto la guida dell’illuminato Tommaso Maestrelli, una figura fondamentale per la crescita di Nello, tanto che quest’ultimo lo considererà per sempre come un secondo padre.

Ai tempi del Foggia

Nel frattempo, come rappresentate della vera famiglia, scende dal Lussemburgo la mamma di Saltutti, Rotilia, che non perde occasione per seguire le partite del figlio giocate al Pino Zaccheria. I campionati si alternano fra A e B ma l’ala sinistra ormai non è più uno sconosciuto salito alla ribalta in una fredda domenica di gennaio bensì una realtà affermata; infatti nel ’69, nel ’71 e nel ’72 risulta essere sempre il miglior cannoniere dei suoi mettendo a referto rispettivamente 7, 8 e 11 sigilli con una tripletta inflitta ai corregionali del Perugia nell’ultima parentesi rossonera…ma la carriera è solo all’inizio. Il Foggia non trova il ritorno nella massima serie e Saltutti diventa una preda ambita da puntare al calciomercato estivo; i club più famelici delle prestazione del calciatore sono Napoli e Fiorentina che sbaragliano la folta concorrenza ma alla fine la scelta ricadrà sul vecchio amore mai consumato: Nello firma per i viola. Adesso le speranze, negate in passato, ci sono eccome e la carta del centravanti umbro sembra quella più utilizzata. A volerlo fortemente è stato l’allenatore Liedholm che, dopo averlo selezionato al Milan (foto sotto) senza vederlo debuttare, ha intenzione di goderselo fino in fondo.

L’inizio non è dei migliori e dopo dieci incontri a secco di reti ci pensa il barone a trovare la soluzione; il mister era famoso anche per essere scaramantico e con Nello non si fa scrupoli di portarlo da una fattucchiera con l’aspettativa di togliergli il presunto malocchio. Puro caso o interventi “divini”, Nello rindossa i panni da “Nello Gol” e timbra cinque volte il cartellino in appena sette incontri…passatemi la banalità ma sembra opera di una stregoneria. Saltutti non bucava la rete dal match di Coppa Anglo-Italiana contro il Manchester United…non proprio l’ultimo degli avversari. Nel “teatro dei sogni” termina 1 a 1 e i vari tabloid inglesi elogeranno il coraggio dell’attaccante umbro ribattezzato “il levriero italiano”; il pareggio inglese porta la firma di Jim Holton…che amara ironia della sorte pensare che pure il centrale scozzese morirà per un infarto a soli 42 anni. Partita storica per la Fiorentina che andrà poi in finale perdendo con il Newcastle (Nello parte titolare ma viene sostituito da Macchi) ma il confronto con lo United verrà ricordato in seguito per i “caffè miracolosi” denunciati anni dopo dallo stesso Saltutti anche davanti al pm Guariniello; strani flaconi, pillole di micoren e flebo erano presenze immancabili negli spogliatoi, usati senza freni e tenendo all’oscuro i calciatori dei reali pericoli…e in quel periodo a Firenze si andò probabilmente ben oltre il limite. Tornando al campo, il primo anno in viola porta bene all’attaccante umbro che trascina in Europa il club e riesce nell’impresa di segnare alla Juventus, futura campionessa d’Italia per la 15° volta, sia all’andata che al ritorno (la rete al Franchi risulterà decisiva per la vittoria). Liedholm, Radice e Nereo Rocco: questi sono i maestri di calcio che Nello ha la fortuna di incontrare in riva all’Arno e anche qui (nel ’74) riesce ad essere il miglior marcatore della squadra in campionato. Si vendica pure del Milan (il gol all’ex sarà una costante nella carriera di Saltutti) segnando in un 1 a 1 del dicembre ’73 dove risponde al gol rossonero di Luciano Chiarugi, proprio l’uomo sostituito da Nello a Firenze per il reparto offensivo.

Ancora una foto che risale al periodo di Pistoia

L’umbro saluta il capoluogo toscano nel 1975, con una Coppa Italia vinta senza giocare contro i rossoneri di Milano e con lo zaino dell’esperienza sempre più pesante. Passa alla Sampdoria di Bersellini ma la squadra naviga in cattive acque e dopo una salvezza sofferta al primo anno, arriva la retrocessione in B nel campionato successivo. Se i risultati di squadra non andarono positivamente ben diversi furono quelli riguardanti la sfera individuale dove, ormai l’avete capito che non è una novità, diventa bomber del club sia nel ’76 che nel ’77. Si ferma in cadetteria potendo dare poco e male il suo contribuito come non era mai capitato prima…è il chiaro segnale che nei grandi palcoscenici non c’è più spazio per lui. Quindi? Si appendono gli scarpini al quel famigerato e maledetto chiodo? No, non scherziamo! Nello sente (ed ha ragione) che può risultare ancora utile alla causa e sposa il progetto della Pistoiese targata Metani. La “piccola Olanda” milita nel campionato di B ma già dalle prime battute appare chiaro che la categoria calzi un po’ stretta; nel ’79 arriva quinta a quattro lunghezze dal sogno promozione che si manifesterà appena un anno più tardi. Lippi e Guidolin sono alcuni dei protagonisti della cavalcata ma il bomber, scontato dirlo, rimane sempre Saltutti che nel biennio mette a referto la bellezza di 21 centri (con una tripletta alla Spal). Il ritorno in A l’avrebbe meritato, non sarebbe stato un regalo ma un riconoscimento sudato sul campo… eppure non accadrà. Nello a 33 anni si concede l’ultima esperienza nel professionismo, destinazione Rimini e ancora in cadetteria, però sono le ultime cartucce.

Un gol al Milan, stagione 1980-’81

C’è tempo ancora per sparare un colpo dei suoi (la rovesciata alla Saltutti) che tira fuori come una specialità delle casa da servire per le grandi occasioni. L’appuntamento è di quelli immancabili, ovvero contro il Milan retrocesso per lo scandalo Totonero, con il Romeo Neri pronto a caricare i suoi ragazzi nell’impresa; 18 minuti sul cronometro, cross di Marco Mariani e acrobazia di Nello…1 a 0 Rimini! A marcarlo ci sono nomi del calibro di Tassotti e Collovati (invece assente Baresi) ma il gualdese non si è mai fatto intimorire da niente e nessuno nemmeno da ragazzino…figuratevi da uomo adulto e vaccinato. Il match termina in parità con due reti per parte e quel capolavoro tecnico sarà il grande gesto conclusivo della sua carriera. Resta in Romagna ancora un altro anno e l’ultima gara da professionista, 13 giugno 1982, lo vede ancora protagonista con una doppietta siglata nel secondo tempo dopo esser subentrato al collega Ceramicola. Quei gol servirono per i due punti ma nonostante ciò non saranno sufficienti per la salvezza… la classifica avulsa sentenziò contro i biancorossi.

Nello Saltutti in una formazione del Gualdo Tadino (accosciato, è il primo da sinistra)

E poi? Semplice, andò a giocare con il suo Gualdo, come un innamorato che finalmente può riabbracciare la sua amata; una donna dalla quale si è staccato precocemente ma solo fisicamente…il cuore è rimasto sempre fra quegli Appennini. Già, il cuore…proprio quello che decise di non battere più nell’ottobre del 2003. Quattro anni prima, mentre tagliava la legna, gli aveva dato già un forte segnale ma si salvò e continuò a fare quei 15 km giornalieri di footing che tanto amava percorrere fra i paesaggi della sua città. Tutti quelli che l’hanno conosciuto riservano sempre le stesse parole per definirlo: “una persona per bene”. Ecco, forse è ciò che mancherà più di Nello, quel suo essere buono e schietto; i baffoni e i pochi capelli rimasti raccolti in un codino esternamente, la bontà d’animo dentro…pronta a riscaldare chi gli stava accanto. Quando le dichiarazioni di Zeman (fine anni ’90) riaprirono altre indagini sul doping, Saltutti non ci pensò due volte per raccontare la sua al pm Guariniello: da Beatrice a Ferrante, passando per Mimmo Caso, De Sisti, Antognoni ecc…tutti morti o vittime di problematiche tumorali (e non solo, vedi la malattia di Gehrig) riscontrate precocemente.

La Fiorentina non era certamente l’unica società ad adoperare certe “cure”, lo stesso Nello si rifiutò di farsi una puntura ai tempi del Rimini (e per punizione finì in panchina), però quella generazione viola fu sembra ombra di dubbio la più falcidiata. Saltutti andò pure da Santoro nel programma Moby Dick per parlare della vicenda e denunciare senza mezzi termini le situazioni vissute sulla propria pelle; si prese dell’opportunista da un giornalista invitato alla trasmissione con il quale iniziò un accesso diverbio. Il centravanti non era uno di quelli che le mandava a dire e per l’onestà si sarebbe battuto fino all’ultimo…e così fece. A soli 56 anni l’orgoglio gualdese abbandonò questo mondo e in quel giorno, a Gualdo Tadino, ci fu un prolungato blackout…niente di strano, era solo una cittadina che perdeva la sua fonte di luce più vigorosa. Ovunque tu sia…riposa in pace Levriero!

Luca Fazi