Ci sono storie che, nel mondo e nel calcio di oggi, non avrebbero diritto di cittadinanza. Storie che, nel mondo e nel calcio di oggi, ci sembrerebbero assurde e inspiegabili, totalmente fuori dal contesto. Eppure ci sono storie che, ancora oggi, ci emozionano e ci fanno rivivere sensazioni sopite, ma mai dimenticate.

C’è stato un tempo, nel mondo e nel calcio, in cui la globalizzazione, l’internazionalizzazione, l’esterofilia, non erano un obbligo. C’è stato un tempo in cui, alla proliferazione di campioni stranieri e presunti tali, che poi alla prova del prato verde si rivelavano indefessi bidoni e scarponi, una squadra, una società, prese una decisione che fece storia. Stiamo parlando, e a questo punto l’avrete capito, di quel decennio che, nella serie A degli anni Novanta, passò alla storia come quello del “Piacenza degli Italiani“.

ZarUna scelta autarchica che oggi sarebbe stata tacciata di razzismo da qualche fenomeno, non ne abbiamo dubbi. Erano altri tempi, altri mondi. Non c’era l’Euro, il mercato era ancora quello sotto casa e non quello globale. Era, soprattutto, un altro calcio. Si pensava a giocare, non a farsi la cresta dal coiffeur. E se ti presentavi in campo con una cresta gialla, qualcuno pronto a rifilarti un calcione ben assestato stai sicuro che lo trovavi.

Dal 1993 al 2003 quel Piacenza, il Piacenza del presidente Garilli, disputò otto stagioni in Serie A, raccolse salvezze insperate, ma anche amare retrocessioni. Ma lo fece sempre a modo suo, schierando sempre e soltanto giocatori italiani, alcuni dei quali diventati vere e proprie icone.

Nella stagione 1992-’93 Gigi Cagni, con l’innegabile aiuto delle 19 reti messe a segno da Totò De Vitis, capitano e simbolo di quella squadra, porta i biancorossi in serie A, per la prima volta in assoluto, scrivendo la prima pagina di quella storia. Il presidente Garilli decide di proseguire sulla strada dell’italica autarchia, Gigi Cagni, senza fare una piega, accetta la sfida. “Qui parlo in dialetto bresciano e già qualcuno non mi capisce…” le sue eloquenti dichiarazioni all’alba dell’avventura nella massima serie, nella stagione 1993-’94.

 

Cagni e Garilli

Il presidente Garilli e Gigi Cagni.

 

Sarà una stagione positiva: i biancorossi lotteranno, trascinati dalle reti di Piovani, dalle parate di Massimo Taibi, dal capitano Settimio Lucci. Ma, all’ultima giornata, arriverà un’atroce beffa. La Reggiana fa il colpaccio a San Siro, contro un Milan in formazione rimaneggiatissima, che fa da semplice comparsa. Il Piacenza degli italiani, al primo giro di giostra con i grandi, è costretto immediatamente a scendere, mestamente, nuovamente in cadetteria. Ma non cambierà idea sugli italiani, il presidente Garilli.

 

 

 

 

Nella stagione 1994-95 il Piacenza di Cagni sarà grande protagonista in serie B, e si guadagnerà nuovamente, meritatamente la serie A, trascinata dai gol del suo magico tridente: il solito Totò De Vitis, il mitico Giampietro Piovani e un giovane del vivaio, tale Inzaghi Filippo.

gpiovpiaceL’anno successivo la squadra viene rinforzata per prepararsi al meglio alla serie A: Gigi Cagni può accogliere tra le sue braccia gente del calibro di Nicola Caccia, Massimiliano Cappellini ed Eusebio Di Francesco. Stranieri no, neanche l’ombra. Taibi raccoglie 8 palloni in fondo al sacco nelle prime due partite giocate quell’anno, contro Lazio e Juventus, il che lascia presagire un finale tragico. E invece, a fine anno, il Piacenza potrà festeggiare sul campo di Udine, con una giornata d’anticipo, la salvezza, ringraziando i 14 gol di Caccia e gli 8 di Piovani.

Nel ’96-’97 Gigi Cagni lascia il posto a Bortolo Mutti, alla sua prima panchina in serie A. Siccome la vita in provincia è dura, il Piacenza deve fare cassa. Arriva l’offerta del Napoli per Nicola Caccia, e il bomber va via. Al suo posto arriva un altro rapace d’area di rigore. Dal Sudamerica? Dall’Est Europa? Dalla Scandinavia? Nemmeno per sogno, il nuovo bomber arriva da Sora, dove lo chiamano il Toro. Si chiama Pasquale Luiso e in quella stagione segnerà quattordici reti. Quasi tutte festeggiate con un balletto di gran moda all’epoca, di cui fortunatamente, fino a questo momento, i ricordi si erano sopiti: la Macarena. Sarà una stagione dura per il Piacenza: il Presidente Leonardo Garilli morirà improvvisamente a metà stagione, e il suo posto sarà preso dal figlio Stefano. Pasquale Luiso, dopo un avvio straordinario, condito dal gol vittoria segnato al Milan, in rovesciata, smarrisce la via della porta. De VitisIl progetto italiano del Piacenza sembra destinato ad un nuovo, triste, naufragio. In un finale drammatico, il Piacenza si guadagna lo spareggio salvezza battendo il Perugia all’ultima giornata, mandando il Grifone in B. Spareggio salvezza che vede il Piacenza opposto al Cagliari, allo stadio San Paolo di Napoli. Doppietta del Toro di Sora, autorete di Beretta. Inutile il gol del Cobra Tovalieri. Il Piacenza resta in A, il Cagliari se ne va in B. Un’altra pagina del miracolo italiano è stata scritta.

Nelle due stagioni successive arrivano altre due salvezze, con Vincenzo Guerini e Giuseppe Materazzi in panchina. A settembre 1997 a Piacenza era sbarcato anche lo Zar: Pietrone Vierchowod, che aveva quarant’anni e di sentirli non ci pensava proprio. La squadra era saldamente nelle mani dell’estro di Giovannino Stroppa, e si affacciavano sul palcoscenico della massima serie anche due fratelli d’arte: Alessandro Lucarelli e Simone Inzaghi. La salvezza della stagione ’98-’99 si colora di tristezza: il Piacenza pareggia con la Salernitana, che va in B tra le polemiche arbitrali e tra le fiamme del rogo del treno sul quale moriranno 4 dei 1500 tifosi granata arrivati in Emilia.Caccia

La stagione 1999-2000 vede l’arrivo di Gigi Simoni sulla panchina biancorossa. I tifosi non sono d’accordo, per i suoi trascorsi a Cremona, sulla panchina dei rivali grigiorossi del Piacenza. La stagione è tormentata. Simone Inzaghi va alla Lazio per 30 miliardi di lire, il suo posto viene preso da Re Artù, Arturo Di Napoli. Gigi Simoni mangia il panettone, ma a gennaio viene esonerato. Il Piacenza chiude quella stagione all’ultimo posto in classifica e torna in serie B. Tra i giovani lanciati in quella stagione, comunque, si segnala un ragazzo che farà strada: Alberto Gilardino.

Nell’estate del 2000 Fabrizio Garilli, che intanto ha preso il posto del fratello Stefano sullo scranno presidenziale, porta a Piacenza Walter Novellino, e riporta a casa un figliol prodigo: Nicola Caccia. E proprio Caccia, con i suoi 23 gol, contribuisce a riportare immediatamente il Piacenza in A. Ma dall’anno successivo, il cambiamento di rotta è oramai deciso. Il Duemila è arrivato, e con sè la modernità, il calcio globale. A Piacenza si arrendono, nel mercato estivo del 2001 arrivano a Piacenza i primi due stranieri, due giovani brasiliani: Matuzalém Francelino da Silva e Amauri Carvalho de Oliveira. Due che in Italia hanno lasciato un pezzo, e più, del loro cuore. D’altronde, per una storia speciale, ci voleva un finale speciale.