17 novembre 1974, S. Angelo – Monza 0-0. Zero a zero come nelle peggiori, e rare, tradizioni di San Siro. Ma è stato bello lo stesso. Pensate: spettatori e incasso su per giù intorno alla media delle partite di serie A. Sant’Angelo e Monza hanno avuto la loro degna passerella che il tempo minacciava magari di guastare. Invece niente pioggia. Siccità anche in fatto di reti, pochi essendo stati i tiri nello specchio delle porte (tre in quella di Reali, uno in quella di Anzolin). Si è trattato della lacuna più evidente di una gara dignitosamente giocata e a tratti anche piacevole. L’agonismo non è venuto mai a meno e se ha avuto il sopravvento sul gioco puro e dilettevole è stato anche perchè l’avvenimento (giocare a San Siro) era troppo sentito e l’emozione ha frenato i più emozionabili da ricercare in maggior numero fra le fila dei sant’angiolini. Lasciare un buon ricordo a San Siro era il primo impegno sentito con uguale intensità da entrambe le squadre. Che questo “buon ricordo” potesse identificarsi nella pura e semplice vittoria, era quasi scontato, trattandosi di un derby. Ma proprio come nelle più frequenti circostanze del derby di San Siro, la paura di perdere è stata superiore all’ansia di vincere. Lo si è visto quando, ad un quarto d’ora dalla fine, David ha tolto l’unica punta effettiva con cui il Monza aveva fin li operato, Franco Vincenzi, sostituendola con un centrocampista. E di centrocampisti il Monza era già imbottito.Viceversa il Sant’Angelo per la seconda volta consecutiva abbondava in mezze punte che si sperdevano in una irrazionale girandola da cui la squadra, in fase di propulsione, non ricavava alcun giovamento. Sopratutto Servidei, l’unica punta, ne scapitava non trovando un compagno pronto ad appoggiarlo o a cui appoggiarsi, sicchè tutto restava allo stadio intenzionale. In tale contrapposizione il Monza, più organico ed equilibrato, trovava agevole presidiare con concretezza la zona di centrocampo e figurare meglio dell’avversario, con indubbio dominio territoriale. Miglior disposizione, più compatto presidio del centrocampo. Le due cose consentivano alla punta Franco Vincenzi di trovarsi spesso al ridosso del “suo” uomo e non viceversa, impegnandolo pericolosamente proprio sui palloni alti che sono il forte di Acerbi. Così come la punta sussidiaria Antonelli aveva maggiore opportunità di svincolarsi e involarsi in zona di tiro dove però trovava sempre pronto al recupero Cappelletti.

 

L’undici del Monza prima della sfida contro il Sant’Angelo.

 

Notevole nella fase centrale della partita l’apporto dei due Sala, il numero 7 Patrizio e il numero 8 Fabio, e non indifferente anche quello di Trinchero, resistente nei contrasti e discreto cursore nonostante l’affrettata preparazione. L’assenza dello squalificato Sanseverino, se da un lato ha privato David di una pedina che avrebbe accresciuto il rendimento offensivo, conferendo nel contempo maggior spettacolarità alle scarne combinazioni, dall’altro gli ha consentito di rendere più ferreo e quadrato il resto della squadra. Ferreo anche se meno quadrato è risultato dall’altra parte, come era prevedibile, il dispositivo difensivo del Sant’Angelo. Mascheroni II, il libero, ha chiuso sempre l’ultimo varco a Vincenzi e ad Antonelli, cercando il disimpegno nei casi consentiti. Cappelletti, avendo a che fare con l’avversario di maggior spicco (quell’Antonelli che a San Siro si sente già di casa…), non s’è limitato, come è suo costume, al controllo ma ha cercato quei collegamenti che ad altri riusciva difficile allacciare in modo spedito. Poco lucido Gorno ha corso molto con meno costrutto del solito.

 

La stessa formazione del Sant’Angelo ritratta sotto il titolo. Questa volta però è in bianco e nero. Da sinistra in alto: Ballarin (Dir. sportivo), Servidei, Reali, Acerbi, Maffioletti, Skoglund, Rossi (All.). Accosciati: Mazzola, Mascheroni, Cappelletti, Gorno, Speggiorin, Quintavalle.

 

Maffioletti e Acerbi non ci sono parsi sicuri e decisi come altre volte, pur avendo portato il loro decisivo contributo all’annullamento di una superiorità più apparente che effettiva del Monza. A spazzi notevole Fabiano Speggiorin che nello stile ricorda Bicicli. Tutte le volte che il Sant’Angelo riusciva a scrollarsi di dosso l’impaccio del timore, e muoversi senza credere che il terreno di San Siro fosse cosparso di pece, si è visto il Monza perdere in sicurezza e farsi perfino timido. L’ultimo quarto d’ora ha visto i rossoneri correre più dei biancorossi. Il calo, a metà ripresa era stato generale. Nelle gambe dei giocatori il terreno oltre misura per la loro portata, si faceva sentire, com’era prevedibile. C’era da vedere in che misura per l’una e l’atra squadra. Possiamo dire che lo è stato in parti uguali e anche questo spiega e giustifica il pareggio, che è sostanzialmente esatto perchè, il Monza ha dato tutto quello che poteva, il Sant’Angelo, a parte il rendimento alquanto insufficiente di Mazzola e Skoglund, invece no perchè più ha avvertito la responsabilità di giocare di fronte a cotanta platea. Tale responsabilità ha caricato in giusta misura proprio il Monza di solito meno concentrato e più dispersivo. Detto dell’arbitro, eccellente sotto ogni aspetto, ecco qualche appunto.

 

Due immagini di Evert Skoglund in quella storica e anomala sfida a San Siro.

 

Un primo pericolo il Sant’Angelo lo ha corso al 23′ su impappinamento di Gorno non sfruttato a dovere da Vincenzi. Lo stesso in precedenza s’era esibito in una spettacolare conclusione volante con palla oltre la traversa (azione di Trinchero). Speggiorin (appoggio di Skoglund), impegnava con un tiro da lontano Anzolin al 40′ e tre minuti dopo il Sant’Angelo si distendeva nella migliore azione corale: Gorno-Speggiorin-Quintavalle-Servidei con conclusione di testa a fil di traversa di quest’ultimo. Quasi allo scadere del tempo Acerbi, in lieve ritardo di stacco si lasciava precedere da Vincenzi che schiacciava di testa sullo spigolo superiore della traversa. In avvio di ripresa Antonelli e Vincenzi operavano in favore di Trinchero che, in contropiede, s’involava verso Reali. Grande la deviazione a fil di traversa. Al 17′ su azione a largo (finalmente!) respiro Gamba mette Antonelli in condizione di segnare ma il centravanti conclude sull’esterno della rete. Una palla-gol pareggiata a due minuti dal termine: Skoglund, liberatosi sulla destra di Michelazzi, suo attento guardiano, trova via libera: si porta avanti la palla controllandola di testa, la falcata è sciolta. Sembra dover concludere strepitosamente in rete quando invece gli manca il guizzo per stringere e tirare da posizione più centrale. Scarica bell’angolo dove Anzolin gli ha chiuso lo specchio della rete e può salvarla. Fosse stato gol per il Monza si sarebbe trattato di una sconfitta immeritata, ma da San Siro si sarebbe levato l’ancestrale boato. Anche se, e questo è un rilievo che farà piacere, fra gli spettatori di ieri più che quarantenni e cinquantenni legati ai ricordi del grande “Nacka”, c’erano molti giovanissimi, il naturale ricambio di una passione eterna.

 

Il settore dei tifosi del S. Angelo.

 

Classifica: Piacenza e S. Angelo 13, Trento, Udinese e Lecco 12, Venezia, Cremonese, Monza, Seregno, Clodiasott. e Padova 11, Pro Vecelli e Sobiatese 10, Belluno 9, Mantova e Vigevano 8, Juniorcasale e Bolzano 7, Mestrina e Legnano 5.

 

Articolo tratto da “La Gazzetta dello Sport” del 18 novembre 1974.